Aprire un’azienda all’estero: la guida completa 4.8/5 (5)

Ricevo ogni giorno richieste e consigli su come aprire un’azienda all’estero e pertanto ho deciso di scrivere questa guida per rispondere definitivamente alle tante domande.

L’esigenza di questa guida nasce per due motivi principali che oggi ci ritroviamo ad affrontare in Italia e non solo.

Il primo, è senza dubbio la dilagante disoccupazione che affligge tutto il continente europeo. Numeri a doppie cifre che alcuni di noi non avrebbero mai immaginato di raggiungere e invece sono diventate nostre compagne di vita.

Il secondo motivo è la tassazione ingiusta alla quale le aziende italiane sono sottoposte per ripagare gli sbagli e i furti che la nostra cara classe politica ci propone quotidianamente (non aggiungo altro, Aprire Azienda non è un blog politico, se dovessi scrivere su certi argomenti non finerei più).

Questi due macigni che portiamo sulle spalle, creano una situazione di disagio diffuso che porta inevitabilmente a stress, preoccupazioni e quindi a scelte frettolose sbagliate come quella di fuggire all’estero senza un’adeguata preparazione tecnica.

Trasferirsi all’estero non è una passeggiata come qualcuno vorrebbe farci credere, cambiare paese è un’impresa non adatta a tutti, specialmente per coloro che scappano da una situazione difficile e ripongono delle aspettative eccessive sul nuovo paese.

In questo articolo, troverai tutte la risposta a tutte le domande più frequenti, un vero e proprio memorandum di azioni per aprire un’azienda all’estero riducendo i rischi imprenditoriali al massimo.

P.s.

Impiego ore e ore a scrivere questi contenuti gratuiti per tutti, se ti piacciono e vuoi ringraziarmi in qualche modo, ti chiedo gentilmente di condividerli sui social network.

Aprire un’azienda all’estero: premessa

Considero la premessa la parte più importante di tutto l’articolo, il vero inizio e fine di tutto il discorso.

La premessa per aprire un’attività all’estero è semplice: non esistono idee imprenditoriali giuste e sbagliate, esiste una strategia chiara per creare una nuova attività in un nuovo paese.

Questa frase è la risposta unica a qualsiasi richiesta del tipo:

  • è fattibile aprire tale attività in tale località?

Qualsiasi sia l’attività che vuoi aprire, non esiste una risposta valida che vada a sostituire un piano imprenditoriale preciso fatto di procedure tecniche ripetibili per qualsiasi business in qualsiasi paese del mondo.

Ma quali sono queste tecniche?

Il primo passo per realizzare un’attività all’estero è conoscere in maniera approfondita il paese in cui si vuole emigrare.

Dopo aver conosciuto paesi e stili di vita, si passa alla fase due, quella di realizzare un Business Plan, anche rudimentale, dove mettere nero su bianco le ipotesi imprenditoriali.

Le ipotesi vanno testate nella vita reale e con onestà intellettuale si cercano le validazioni oppure meno.

La fase tre, quella che molti confondono con la fase uno, è la realizzazione pratica del business, la scelta della forma giuridica, l’apertura vera e propria e la successiva gestione.

Vediamo nel dettaglio le varie fasi.

Leggi anche: come cambiare vita

Vivere sei mesi all’estero

aprire un'azienda all'esteroStanchi e depressi della nostra vita attuale, tendiamo a sopravvalutare l’estero, lo idealizziamo come una sorta di eldorado che in realtà non esiste in nessuno luogo al mondo.

Da lontano, senza un riscontro reale, tutto sembra più bello e facile, mentre si tende a dimenticare diversi aspetti legati al trasferimento.

Oltre a ciò, l’aspirante emigrante si focalizza su aspetti secondari come costo della vita e tasse, dimenticando che il vero obiettivo di un cambio vita non è il risparmio di pochi euro ma la felicità, stato mentale che non ha nulla a vedere con la ricchezza e il patrimonio.

Certo, ognuno di noi ha bisogno di una quota di denaro minima per una vita dignitosa, ma l’aspetto puramente economico non va messo davanti ad aspetti come la serenità e la gioia di vivere.

Anche se le tasse minori e le migliori condizioni di lavoro sono importanti, le priorità per valutare il cambio devono essere altre.

In questa ottica, il solo modo per cambiare vita all’estero senza rimorsi è fare un test di una durata minima di sei mesi ma preferibilmente di un anno.

I primi tempi trascorrono senza particolari intoppi perchè pilotati dall’entusiasmo e dalla curiosità per le novità, e quindi non forniscono dati utili per la valutazione.

Mi rendo conto che le possibilità di passare sei mesi-un anno all’estero non è alla portata di tutti, ma capisco ancor meglio che è il solo modo per emigrare senza dover tornare dopo pochi mesi.

La strategia peggiore, molto comune, è credere che aprendo un’attività all’estero appena arrivati sia la soluzione migliore per iniziare una nuova vita. Purtroppo non è così per vari motivi.

In primis, aprire un’attività all’estero senza essere esperti del territorio, delle usanze e dei modi di vivere dei locali è un vero e proprio suicidio imprenditoriale.

Questo è vero perchè non è detto che quello che piaccia a voi deve necessariamente piacere agli altri.

Per fare un esempio, riporto i numerosi casi di ristoranti italiani all’estero che chiudono dopo pochi mesi perchè si sopravvaluta il richiamo dei locali verso la nostra cucina.

Tante nostre convinzioni, che consideriamo dati di fatto, in realtà non sono altro che ipotesi da testare.

Secondo aspetto, altrettanto importante ai fini di un trasferimento ragionato e quindi con buone probabilità di successo, è appunto la nostra felicità.

Non esistono scorciatoie, quelle che davanti allo schermo del pc sono spiaggie paradisiache, possono tranquillamente trasformarsi in inferni in terra fatte di zanzare, noia e malinconia.

Mi rendo conto che sognare ad occhi aperti è bello, ma vivere il sogno è tutta un’altra cosa, e non sempre migliore.

Come fare per aprire un’attività all’estero che non sia destinata alla chiusura?

Semplice, trasferirsi a vivere per almeno un anno in terra straniera e testare le domande che ci hanno portato al cambiamento:

  • sono più felice ora oppure no?
  • dovevo cambiare paese o il problema ero semplicemente io?

Non esistono risposte univoche per tutti, esistono esperienze di vita che ci fanno crescere come individui maturi.

Ovviamente, queste domande e risposte non sono valide per tutti, c’è una buona parte di persone che lasciano l’Italia con cognizione di causa perchè devono cercare un terreno fertile per la propria idea imprenditoriale.

Non è certo un mistero che aprire un’attività all’estero sia la sola scelta percorribile per alcuni. Facciamo l’esempio degli startupper che vanno alla Silicon Valley, a Berlino e a Londra.

Leggi anche: aprire un’azienda in Regno Unito

Molti avranno da ridire perchè non è possibile vivere per lungo periodo in terra straniera senza avere un reddito da lavoro o un capitale risparmiato consistente.

Sono daccordo, ma ancor meno possibile è tirare alla spazzatura tutti i risparmi di una vita per aprire un’attività senza la dovuta preparazione.

Se non hai la possibilità di mollare tutto per un lungo periodo, una possibile alternativa sono i viaggi ripetuti nel tempo di lunghezza inferiore ma che comunque permettono la conoscenza del territorio e dello stile di vita dei locali.

Un bravo imprenditore è prima di tutto un bravo osservatore che ruba con la sola vista informazioni e dati importanti.

Un’idea senza test market non serve a nulla

Ricevo numerose email che hanno tutte un tono piuttosto simile, mi chiedono se xxxxx idea possa avere successo in xxxxx nazione.

La mia risposta è sempre la stessa: io non lo so e non posso saperlo, se dicessi il contrario starei mentendo.

Certo, posso consigliarti, posso dirti la mia se mi chiedi di una cosa specifica in una località in cui ho magari vissuto per anni (esempio Regno Unito, nello specifico Edimburgo e Plymouth), ma nella maggior parte dei casi io non ho la risposta in tasca perchè non posso averla.

Non esistono idee giuste e idee sbagliate, esiste una procedura da mettere in atto per capire se la nostra attività avrà successo oppure no.

Partendo dal fatto che il rischio imprenditoriale è impossibile eliminarlo, possiamo fare un tentativo investendo una quota minima facendo una ricerca di mercato.

Grazie al web, è possibile ridurre enormemente i costi. Ti faccio un esempio.

Immaginiamo di voler aprire un ristorante italiano alle Canarie, idea molto frequente ma che solo pochissimi riusciranno a realizzare.

Per capire se il ristorante possa avere qualche possibilità di successo, apriamo un sito internet e pubblicizziamo un’offerta di una cena per due ad un prezzo scontato. Possiamo fare questa campagna tramite Facebook creando una campagna marketing direzionata al mercato canario.

Grazie a Facebook, per poche centinaia di euro, è possibile indirizzare una promozione verso gli abitanti delle Isole Canarie. Sulla pagina dell’offerta, inseriamo la nostra email e aspettiamo i contatti.

Quante persone hanno risposto positivamente all’offerta?

Quante richieste di prenotazione abbiamo ricevuto?

Zero, poche? Allora la nostra idea commerciale non è poi così figa come credevamo.

Per avere dati attendibili, ripeti l’esperimento più e più volte.

Se il web non ti convince, prepara 1000 volantini della promozione e distribuiscili in città, quante richieste hai ricevuto a fronte di 1000 volantini?

Penso di essermi spiegato, puoi fare un test spendendo cifre irrisorie.

Dopo aver passato un lungo periodo nel paese straniero, e dopo aver fatto una ricerca di mercato, allora e solo allora sei pronto per investire all’estero oppure lasciar perdere.

Ipotizzando che i vari test abbiano avuto riscontri positivi, passiamo alla fase successiva, la redazione del Business Plan (BP).

Il BP è un documento formato da più parti dove vengono esposte tutte le varie componenti dell’attività che si vuole avviare. Questo documento è molto importante perchè ci da un’idea dei costi e delle difficoltà che dovremmo affrontare in futuro.

Se non hai le competenze necessarie per redigerlo da solo, puoi affidarti ai professionisti ma ti consiglio di investire in formazione e avre un’idea totale dell’idea da realizzare.

Leggi anche: esempio BP

Il ciclo continuo di feedback e aggiustamenti

La fase preparatoria che precede il business vero e proprio è fondamentale ma da sola non funziona perchè è impossibile prevedere tutto alla perfezione.

Gli imprevisti e le difficoltà sono sempre dietro all’angolo, ma possiamo arginare i brutti periodi con un sistema di continuo feedback e analisi della situazione e quindi di cambiamenti se necessari.

Prevedendo un periodo standard di tre mesi, si deve sottoporre la nostra attività ad una revisione periodica dei costi, dei ricavi e delle entrate, analizzando i canali di entrata e uscita nel dettaglio.

Avere la situazione dei costi e dei ricavi sotto controllo per poi rivalutare eventuali cambiamenti per ottimizzare l’attività.

Oltre alla revisione, importante è raggiungere il massimo dei profitti con il minimo sforzo economico, magari esternalizzando alcune attività per ridurre l’investimento iniziale.

Il vincolo con le banche purtroppo appesantisce le attività e le rendono meno competitive, inizialmente non investire mai una cifra superiore a quella che potresti perdere.

Molti non credono alla forza della collaborazione tra piccoli imprenditori. Se smettessimo di credere alla televisione che tende a dividere piuttosto che a dividere, scopriremo una realtà molto più bella di quella dipinta dai mass media.

Se hai bisogno di determinate attrezzature, prima di comprarle guardati intorno e vedi se puoi risparmiare.

Diffida sempre delle offerte miracolose

Purtroppo all’estero sono frequenti truffe ai danni degli italiani da parte degli stessi connazionali.

Questi individui, facendo leva sull’ignoranza altrui, cercano di truffare l’inesperto emigrante in cerca di fortuna.

E’chiaro che se segui i consigli di questo articolo sarà impossibile cadere in questo tipo di offerte miracolose che in realtà non sono altro che attività che non funzionano.

Il procedimento è semplice.

Si prende un locale in una zona poco appettibile, si apre per pochi soldi e poi si rimette in vendita per cifre nettamente superiori all’investimento iniziale. Questo genere di annunci sono tipici di molte località di mare e paesi lontani dove la vita costa poco e quindi i capitali necessari all’avvio sono bassi.

Se non ti fai prendere dalla fretta, vivi in un determinato paese e ti fai un’idea basata sulla tua esperienza, è chiaro che non cadrai mai in questo genere di sbagli.

Aprire un’azienda all’estero: considerazioni finali

Ho concluso, ho praticamente detto tutto quello che penso su chi vuole aprire un’azienda all’estero e non sa bene come iniziare.

Grazie a questi consigli risparmierai molti soldi e delusioni perchè non esistono idee giuste e sbagliate, esistono persone capaci di avviare un business nel modo giusto su solide fondamenta.

Aprire un’attività e diventare imprenditori deve essere la conclusione di un percorso di studio e crescita personale, non è una via di fuga alla disoccupazione perchè si rischia solamente di aggravare la situazione di partenza.

Se ti piace quello che scrivo, condividi l’articolo con i tuoi amici e se hai delle esperienze da raccontare, inviamele pure in email. Il blog conta centinaia di articoli, non fermarti a questo e buon business a tutti.

Grazie, Alessandro

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One Response

  1. Michele Nov 22, 2016

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