Aprire una start up: la storia di Collabobeat.

Aprire una start up: la storia di Collabobeat.

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Molte volte, per realizzare i propri progetti e trovare la giusta motivazione è utile ascoltare le storie altrui. Se il tuo sogno è quello di aprire una start up, forse leggere la storia di chi ha fatto il percorso prima di te ti aiuta a trovare la giusta determinazione. E’ per questo motivo che oggi ti racconto la storia di Floriano e della sua creatura tutta italiana: Collabobeat. Lascio a lui la parola.

Aprire una start up: Floriano e Collabobeat.

1. Ciao, raccontaci chi sei, da dove vieni?

Sono Floriano Bonfigli, sono nato e cresciuto nelle Marche, poi mi sono trasferito a Bologna per frequentare l’università. Ho anche passato un po’ di tempo in Gran Bretagna, a Glasgow per realizzare la mia tesi quindi a Londra per conseguire un master post-universitario. Durante la mia attività lavorativa ho continuato a tenermi aggiornato, frequentando prima un corso executive all’Istituto Adriano Olivetti (ISTAO) di Ancona e successivamente Innovaction Lab di Augusto Coppola, secondo me la migliore startup school in Italia e non solo. Come vedi, ho sempre cercato di mantenere il cervello fresco ed aperto.

2.Dove vivi ora?

Attualmente sono nelle Marche, a Fermo, posto ideale per far crescere una famiglia. Ciò non toglie che abbia visitato posti altrettanto piacevoli nel mondo ed anche più strategici dal punto di vista delle opportunità imprenditoriali. Quindi chissà cosa ci riserverà di bello il futuro.

3.Parlaci del tuo progetto startup?

E’ molto semplice, Collabobeat è un servizio digitale che aiuta il medico a condividere le note della visita medica appena effettuata con il suo paziente. Così facendo, il medico permetterà al paziente di accedere alle note ovunque egli sarà e soprattutto ogni volta che ne avrà bisogno, dal proprio pc, tablet o smartphone che sia, senza vincoli di supporto hardware o sistema operativo.

E’ il professionista ad acquistare il servizio per proporlo ai propri pazienti, sicuro di andare incontro ad una esigenza che già c’è: avere sempre con sé informazioni e dati realtivi al proprio stato di salute, eventualmente da aggiornare autonomamente. Il professionista ne guadagna in produttività: un paziente che ha sempre accesso a tutte le informazioni di cui ha bisogno non disturba con telefonate, sms, email a tutte le ore. In secondo luogo, ponendosi in maniera così trasparente ne guadagna anche in credibilità e fiducia, abbassando quel tasso di contenzioso che sempe di più arriva alle vie legali.

4. Come hai avuto l’idea?

L’idea nasce combinando una mia esperienza professionale nel campo delle cartelle cliniche elettroniche, una ricerca scientifica letta su internet ed un fatto che mi è realmente accaduto. Un giorno mia moglie mi chiese di portare nostra figlia dal pediatra, ovviamente io accettai. Tornato a casa, quando dovetti riassumere la visita alla mamma in apprensione per le condizioni di salute di sua figlia, non seppi andare oltre la formula “Antibiotico per una settimana”. Avevo praticamente dimenticato la maggior parte delle informazioni che la pediatra aveva provato a trasmettermi.

5.Iter burocratico?

Onestamente la cosa più difficile è stata prendere l’iniziativa e bussare alla porta di un commercialista per aprire formalmente l’attività, una srl a capitale ridotto. E’ impensabile farcela da soli, tanto vale mettersi l’anima in pace, affidarsi a chi è del mestiere per concentrarsi il più possibile sull’attività principale di una startup, che è quella di cercare i primi clienti, felici di pagare per il tuo prodotto o servizio.

6.Difficoltà incontrate agli inizi?

Quelle che incontrano un po’ tutti, in qualsiasi posto si trovino, quando si lancia un progetto d’impresa con nessuna esperienza imprenditoriale alle spalle da poter esibire: credibilità agli occhi degli altri praticamente nulla, risorse di tempo e denaro molto limitate quindi poco margine d’errore ed espressioni del tipo “quando hai già qualche cliente importante ne riparliamo”.

7.Situazione attuale?

Rispetto all’idea che è mi è subito balenata leggendo quella ricerca e ripensando a quel fatto di cui ti ho raccontanto, ora ho un sacco di cose in più: un grant di €20.000 da parte di una fondazione, un team, una beta aperta del servizio che tutti i medici interessati possono provare gratuitamente per 30 giorni, un tavolo aperto per una sperimentazione di Collabobeat all’interno di una struttura ospedaliera da quasi 1000 posti letto.

8.Progetti futuri?

A breve, speriamo di chiudere il tavolo e partire con questa sperimentazione che è ora la cosa a cui teniamo di più. Poi si tratterà di ricontattare tutti quelli che ci avevano detto di rifarci vivi quando avremmo avuto più carne al fuoco…

Nel medio periodo, quindi 6/12 mesi, vorremmo aggiungere un altro paio di strutture pubbliche o private alla nostra “Case History”. Successivamente, si trattterà di andare sui mercati esteri.

Quindi, chiunque trovi interessante quello che stiamo facendo, chiediamo abbastanza sfacciatamente di autarci, se non direttamente che ne parli con l’amico o il conoscente. Non siamo affatto gelosi della nostra idea!

 

Che dire se non bravi e tanti auguri per il futuro di Collabobeat.

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