Credere nei sogni. La storia di Mattia, Tobia e Marco.

Credere nei sogni per vivere un’avventura irrepetibile

Chi di noi ha ancora speranza e non smette di credere nei sogni? Lo so, in questa epoca di crisi è difficile rimanere ottimisti e credere nel futuro ma, in fondo, non abbiamo alternative.

Ho aperto questo blog per molti motivi, il primo è smascherare i furbi che si approffittano degli altri, ma il secondo è senza dubbio dare speranza a chi ha deciso di rinunciare a vivere una vita felice. Non possiamo sprecare l’occasione di vivere una vita degna di essere vissuta.

Per compiere lo scopo che mi sono prefissato, uso diverse strategie. La prima è scrivere guide pratiche aiutano tu leggi a cambiera prospettiva. La seconda invece utilizzando le testimonianze che ricevo e le pubblicizzo tramite il blog. Questo è il caso di oggi. Vi racconterò la storia di tre giovani ragazzi che hanno deciso di credere in un sogno, un sogno fatto di viaggi e biciclette. Buona lettura!!!

Credere nei sogni: l’avventura di Mattia, Tobia e Marco

credere nei sogniLeggete bene questa intervista. Riflettete sull’età dei nostri giovani amicie  fermati un attimo  pensare alla loro determinazione. Molti loro coetanei passano le giornate tra aperitivi e discoteca, loro no. Bravi ragazzi!!! Passiamo all’intervista vera e propria.

1.Ciao ragazzi, raccontateci chi siete, da dove venite….

Ciao Alessandro, siamo tre ragazzi annata ’90, due dei quali neo laureati in economia e design, mentre il terzo è ancora alle prese con gli studi di medicina. Ci presentiamo: Mattia Rimessi nato a Ferrara (città delle biciclette), Tobia De Marco e Nicola Bilardo entrambi nati in provincia di Belluno. Fra le tante passioni in comune spicca quella per la bicicletta e per l’avventura immersa in contesti naturalistici.

Siamo un gruppo eterogeneo e poliedrico, proveniamo da background diversi e mettiamo insieme le conoscenze più disparate: dalla fotografia e il video-making alla musica, senza tralasciare un forte interesse per lingue e culture straniere.

2.Dove vi trovate ora?

Mattia Rimessi ora è in partenza per il Brasile in cerca di nuovi stimoli, una nuova lingua da imparare, musica, persone e luoghi da scoprire. Questo viaggio lo vedrà impegnato per 3 mesi. Tobia de Marco da poco laureatosi in Design&Arti si trova al momento a Vienna, dove sta lavorando nell’ambito dell’editoria indipendente e delle gallerie d’arte. Nicola Bilardo vive tra Ferrara dove studia e Feltre, luogo di nascita, al quarto anno di medicina, la chitarra è sempre stata la sua compagna di vita.

3.Parlateci del vostro sogno…

In un certo senso il punto di nascita del nostro progetto risale è da andare a cercare in un caldo giorno dell’estate del 2012, quando, per una serie di coincidenze, siamo stati obbligati (senza soldi nè documenti) a trovare un modo alternativo di tornare a Venezia da Vicenza. La situazione era critica: in treno non ci facevano salire, l’autostop non funzionava.

Tutto ad un tratto abbiamo trovato due biciclette arrugginite e libere, al lato di una strada, e non ci abbiamo pensato due volte: siamo saliti in sella ed abbiamo iniziato a pedalare. Così, dopo una lunga e faticosa giornata passata a sudare sui circa 70 km di strade statali che attraversano la Pianura Padana, siamo arrivati fino a Venezia, stanchissimi ma soddisfatti.

E’ stato in questo modo che abbiamo capito che percorrere lunghe distanze in bici non era poi così difficile. Su due piedi abbiamo pensato che con la bicicletta ci sarebbe stato possibile raggiungere la meta del nostro prossimo viaggio, Guča, un paesino nel cuore della Serbia Centrale, dove ogni anno si tiene l’omonimo festival della tromba. Ed è questo ciò che meno di un mese dopo abbiamo fatto, abbiamo organizzato il minimo indispensabile e siamo partiti. Questo anello di circa 1500 km che ci ha portati in sei nazioni diverse attraverso la penisola balcanica è il primo vero viaggio che ha sancito il nostro profondo innamoramento per la bicicletta come mezzo di spostamento e di esplorazione.

4.Come si è sviluppato il vostro progetto?

Il progetto si è evoluto di anno in anno, inizialmente in maniera scherzosa, quasi come una sfida fra di noi. Nelle lunghe mattinate trascorse sui pedali, durante una pausa qualcuno se ne saltava fuori chiedendo quale sarebbe stata la nostra prossima meta, l’anno successivo. Nella fattispecie, mentre pedalavamo nell’Est Europa, abbiamo pensato a come sarebbe stato raggiungere l’opposto d’Europa, in termini sia geografici che culturali: il grande Nord.

E così l’anno a venire mentre ci trovavamo tra i fiordi Norvegesi, già pensavamo al successivo rilancio: raggiungere un continente Extraeuropeo. Nel nostro primo viaggio eravamo disorganizzati e totalmente inesperti, ma il clima secco e caldo dei Balcani ha fatto si che riuscissimo a concludere il percorso nonostante le biciclette fossero sgangherate, e nonostante non avessimo con noi nemmeno una tenda.

L’anno successivo il percorso che ci eravamo prefissati attraverso Scandinavia ed Europa del Nord si presentava più ostico: è stato così che abbiamo avuto bisogno di cercare uno sponsor tecnico che ci fornisse gli indumenti adeguati per affrontare il clima freddo e piovoso della Norvegia Occidentale.

Il brand in questione, che ringraziamo ancora è stato Sportful. In questo modo, un giorno di Luglio nasce il progetto “Dai Fiordi a Feltre” che ha visti partire da Haugesund (Norvegia) ed attraversare tutta l’Europa da Nord a Sud, con l’obiettivo di tornare in Italia. In questo secondo viaggio abbiamo sicuramente sviluppato ulteriormente il progetto, iniziando ad utilizzare il web come strumento indispensabile per condividere le nostre peripezie e le nostre produzioni multimediali.

Così abbiamo aperto una pagina Facebook, inizialmente principalmente per tenerci in contatto con amici e parenti, ed abbiamo annunciato una mostra fotografica che, grazie all’aiuto dei nostri sponsor si sarebbe tenuta immediatamente dopo il nostro ritorno. Anche questa è stata una grande scommessa perché non sapevamo assolutamente come sarebbe andata la nostra avventura, né tantomeno che immagini saremmo riusciti a produrre, ma è stata proprio questa componente di attesa e curiosità a trasformare la nostra lunga pedalata di ritorno verso casa in un qualcosa di più.

5.Perchè avete scelto la bicicletta come mezzo?

5) Perchè la bicicletta?! Se mettiamo da parte la passione e la voglia di viaggiare, il nostro secondo fine in ciò che facciamo sta sicuramente nel divulgare e promuovere la riscoperta della bicicletta come mezzo di spostamento. Personalmente non amiamo più viaggiare con macchina o aereo.

Il cicloturismo è una modalità perfetta di viaggiare dal punto di vista ecologico\ambientale, e la sua particolare lentezza permette di essere calato al 100% nei territori e nelle culture con i quali si entra a contatto, sempre con un atteggiamento aperto e rispettoso, senza aver bisogno di nascondersi all’interno dell’abitacolo di un’auto.

Altri mezzi di spostamento non permetterebbero di assaporare il cambiamento del paesaggio e non permetterebbero la scoperta di posti più nascosti che solo la gente locale può consigliarti. E’ la bicicletta il mezzo non motorizzato che permette tutto ciò, rendendo comunque percorribili distanze chilometriche di una certa importanza (100/140 km giornalieri).

6.Quali sono i progetti che avete davanti a voi?

Da quest’anno il progetto ha preso il nome di “Si Sedes Non Is”, frase latina che è anche il nostro motto. Al momento siamo ancora in una fase di organizzazione nella quale stiamo lavorando alla presentazione del prossimo viaggio, durante il quale vorremmo puntare ad una destinazione Intercontinentale.

Partendo dall’Italia a fine Gennaio 2015, vorremo cercare di arrivare alle porte dell’Asia, precisamente ad Istanbul per poi, possibilmente, proseguire attraverso Iran, Pakistan con l’obiettivo finale di arrivare in India e Nepal nei mesi di Giugno\Luglio. Contiamo come al solito di essere muniti di tenda e del minimo indispensabile per sopravvivere, prima al freddo dei mesi invernali, e poi al graduale aumentare delle temperature. In prossimità delle grandi città, ancora una volta, ci affideremo al fantastico mezzo per viaggiatori indipendenti che è CouchSurfing (provatelo se non lo avete mai fatto!).

In cantiere ci sono molte idee, fra cui anche quella di produrre un documentario con tutto il materiale che raccoglieremo durante il viaggio. Giunti a questo punto, affinché il progetto possa realizzarsi siamo alla ricerca di finanziamenti concreti, confidando in aziende, istituzioni o qualsiasi altra realtà che possa essere interessata al vederci partire.

Per questo motivo ci appelliamo anche a chiunque legga questa nostra breve intervista affinché il nostro progetto venga diffuso e divulgato, e ci auguriamo che arrivi a qualcuno che riesca ad accogliere la nostra proposta. Per ora vi lasciamo il link alla nostra nuova pagina di Facebook: (https://www.facebook.com/sisedesnonisproject), sulla quale sarà possibile rimanere aggiornati ed interagire con noi. Stay tuned!

Credere nei sogni: riflessioni finali

Trovo il progetto di Mattia, Tobia e Marco molto carino e degno di nota. Data la loro giovane età, il progetto sono sicuro si svilupperà in qualcosa di stabile e duraturo. Il mondo ha bisogno di gente che ama quello che fa e loro sono l’esempio lampante di questa frase.

Ora mi rivolgo a te che leggi, smetti di rimandare, apri il casetto dei sogni e inizia a realizzarli. All’inizio ti sembrerà impossibile ma non è cosi. I limiti sono quelli che ti autoimponi.

Parlando con amici e conoscneti, ho scoperto l’esistenza di due classi di persone. Il primo gruppo nega il cambiamento, lo bolla come impossibile e inizia una cantilena di scuse, alcune vere e altre meno. Tuttavia scuse sono e scuse rimangono. Certo, i tuoi sogni devono essere progetti realizzabili. La buona notizia è che non servono i miliardi per essere felici e realizzati.

Il secondo gruppo, quello che preferisco, è formato invece da persone con idee molto chiare sul loro futuro. Queste persone non sono particolarmente ricche e intraprendenti, sono semplicemente delle persone concrete che rifiutano i dogmi e trovano sempre un modo pratico per affrontare i problemi. Sono persone che non si nascondono dietro le scuse ma anzi affrontano i problemi con un senso pratico disarmante.

Non so a quale gruppo appartieni ma sappi che se fai parte del primo è ora di cambiare. Non oggi, non domani, adesso. In questo preciso istante è arrivato il momento di smettere di trovare scuse e iniziare a credere nei sogni!!!

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