Imprenditoria femminile. La passione di Ela diventa un lavoro.

L’imprenditoria femminile sta ad indicare, come dice la parola stessa, la voglia e la passione di una donna di emanciparsi tramite il lavoro autonomo.

In molti aspetti della vita, uomini dobbiamo riconoscerlo, le donne sono molto più brave di noi maschietti. Negarlo è inutile.

Ecco perché, negli ultimi anni, lo sviluppo dell’ imprenditoria femminile sta prendendo sempre più piede, in Italia come all’estero.

Ogni giorno leggiamo storie di donne che, con il sacrificio e la passione, sono riuscite a crearsi un lavoro autonomo e redditizio.

Questa realtà non si sta sviluppando solo nei paesi occidentali.

Molto interessante è il fenomeno del microcredito in India, dove piccoli prestiti, nell’ordine di poche centinaia di euro, sono elargiti solo alle donne.

Questo perché, anche in un paese maschilista come l’India, le donne sono considerate più affidabili degli uomini. L’ideatore di questo sistema, Muhammad Yunus, ha addirittura ricevuto il premio Nobel per questa idea di sviluppo delle popolazioni più povere.

Ritornando all’Italia, alcune iniziative rivolte all’imprenditoria femminile, hanno cercato di far sviluppare l’iniziativa imprenditoriale delle donne.

La legge 215/92 è una di quelle.

Uno degli obiettivi del blog Aprire Azienda è quello di spronare le persone ad non arrendersi alla congiuntura economica, riportando storie di imprenditoria di successo e dando degli strumenti utili per inventarsi un lavoro dalle proprie passioni.

E’ molto più facile lamentarsi e trovare scuse, piuttosto che rimboccarsi le maniche, superare le difficoltà e diventare autonomi.

Ecco perché, oggi, con estremo piacere, presento la storia di Ela Siromascenko, una ragazza rumena che ha fatto della sua passione un lavoro.

Lei è una ragazza laureata con master e dottorato. Lei ha tutta la mia ammirazione più sincera. Però, meglio che lascio la parola a lei.

Imprenditoria femminile: la passione di Ela diventa un lavoro

imprenditoria femminile1.Ciao Ela, raccontaci chi sei, da dove vieni.

Sono Ela Siromascenko, ho 29 anni e sono nata a Costanza, in Romania.

Prima di venire in Italia ho vissuto per 8 anni a Bucarest, dove mi sono laureata in Marketing (2007), ho preso un Master in Pubblicità e PR (2009) e un dottorato in Scienze della Comunicazione (2012).

È sempre a Bucarest che ho anche lavorato per qualche anno, durante e dopo l’università, sempre nel campo del marketing.

2. Dove vivi ora?

Ora vivo alle porte di Milano, a San Donato Milanese (MI).

3. Cosa ti ha portato a Milano (caso, lavoro, amore, famiglia ecc…)?

Sono venuta in Italia principalmente per amore.

Il mio fidanzato è milanese e ci siamo conosciuti alla fine del 2010. Alla fine del 2011, ho colto l’opportunità di fare un periodo di 8 mesi di Visiting Studentship, all’Università Degli Studi di Milano per concludere la ricerca per il mio dottorato, e così sono riuscita a trasferirmi qua con una borsa dottorale pagata dalla UE.

4. Parlando insieme, ho capito che purtroppo non sei riuscita a trovare lavoro nel tuo campo. Però, non ti sei demoralizzata e sei diventata un’ imprenditrice. Parlaci del tuo progetto.

Elochka è un progetto nato per esprimere la mia passione per il cucito, ma anche un po’ per gioco e per il desiderio di vedere “cosa verrà fuori”.

Ho aperto il negozio online su Etsy (www.elochkahandmade.etsy.com) il 15 ottobre del 2012, con una serie di 15 modelli che avevo cucito nei mesi prima, senza sapere cosa succederà.

Nei primi 6 mesi dopo l’apertura del negozio online ho venduto pochissimo, perché da una parte non sapevo ancora come farlo funzionare, e da un’altra parte ero concentrata sulla ricerca del lavoro nel mio campo qua a Milano.

La svolta è arrivata il 7 marzo di quest’anno, quando ho ricevuto l’ennesima risposta negativa per un lavoro che pensavo già fosse mio.

Quindi, il giorno dopo, ho smesso di mandare CV, ho preso il computer in mano e ho iniziato a spulciare nel mio negozio per vedere cosa c’era che non andava.

Ho rinnovato i prodotti, ho messo a posto la SEO, le descrizioni, e lo stesso giorno gli ordini hanno iniziato ad arrivare continuamente.

Essenzialmente, creo e faccio abiti in stile anni 50, che mi vengono richiesti su misura dalle clienti di tutto il mondo, come abiti da festa, ballo, damigelle, e anche per le spose un po’ non-convenzionali.

Le richieste delle clienti partono dai modelli che ho nel negozio, a volte però le clienti vogliono un altro tessuto, colori diversi, e varie modifiche nel design (maniche, scollature ecc.)

Loro mi mandano le loro misure, io realizzo gli abiti e poi li spedisco tramite Poste Italiane. Vendo soprattutto negli Stati Uniti, ma ho venduto anche in Australia, Regno Unito, Olanda, Francia, Spagna, Irlanda, Giappone e Singapore.

5. L’Italia, si sà, non è il paese migliore per avviare un’ attività autonoma. Che percorso burocratico hai dovuto affrontare?

Dopo di aver deciso che questa era l’attività che volevo fare per lavoro, il prossimo passo è stato aprire la Partita IVA. Consigliata dalla mia commercialista ho scelto di aprirla con il regime agevolato delle nuove iniziative imprenditoriali (per chi vuole entrare nel dettaglio della legge, i link da seguire sono qui e anche qui ).

Questo regime prevede soli 10% di tasse annui sull’utile, se non si superano circa 30000 euro di fatturato all’anno, e funziona per un periodo di 3 anni dopo l’apertura. Oltre ai 10% di tasse, si pagano ovviamente anche i contributi INPS (830 euro ogni 3 mesi).

Dopo 3 anni con il regime agevolato, si passa alla Partita IVA normale.

Un altro aspetto burocratico è stato quello della registrazione del marchio: ho fatto la richiesta per la registrazione di Elochka alla Camera di Commercio di Milano a Ottobre e devo aspettare altri 6 mesi per la risposta finale (ovvero, se il marchio è registrato o la richiesta è rigettata)

6. Hai dovuto affrontare parecchie difficoltà  agli inizi della tua attività?

All’inizio le difficoltà principali sono stati: – Il fatto di dover dimostrare alle persone intorno a me che si può fare un’attività con abiti fatti a mano in un mondo dominato da innumerevoli case di moda e designer consacrati – Una volta iniziate le vendite, la pressione di dover fare tutto da sola e molto in fretta, tra apertura di P.IVA, registrazione del marchio, acquisti di attrezzature, ideazione e lancio della mini-collezione A/I 2013, e lavoro per compire gli ordini.

7. Situazione attuale della tua attività? Sei riuscita a raggiungere l’indipendenza economica?

In questo momento, la mia attività è la mia unica fonte di guadagno e posso dire che riesco a mantenermi, senza eccessi e con i dovuti sacrifici di ogni imprenditore principiante.

Tra un po’, appena la situazione sarà più stabile, dovrò anche iniziare a ridare alla mia famiglia il piccolo investimento che mi hanno concesso per l’apertura dell’attività, ma sono fiduciosa che le cose andranno per il meglio.

8. Hai dei progetti futuri per Elochka?

Per i prossimi 2 anni ho come target l’assunzione di 2 sarte che mi aiutino con la produzione degli abiti (che saranno sempre rigorosamente fatti a mano), per poter occuparmi di più del design dei modelli e della parte di business.

Questo vuol dire che avrò bisogno anche di uno spazio fuori casa che dovrò usare come atelier (visto che per adesso il mio atelier è una stanza dell’appartamento dove vivo).

Poi, più avanti, mi devo già preparare per quando non sarò più nel regime agevolato, perché per sostenere il livello delle tasse della P.IVA normale, dovrò avere un fatturato molto più alto, ma per adesso preferisco fare dei piccoli passi.

9.Grazie mille per aver riportato la tua esperienza qui nel blog.

Grazie a te.

Imprenditoria femminile: conclusioni

Che dire, se non augurare un grosso in bocca al lupo ad Ela ed al suo progetto. Riuscire ad abbandonare un percorso universitario per dedicarsi a tutt’altro non è facile. Io stesso so cosa significhi.

Questi esempi devono dare coraggio alle persone che hanno perso la speranza. Soprattutto i giovani.

Quando sento di persone adulte che perdono il lavoro, provo una profonda tristezza e compassione. Mentre, quando sento i piagnistei dei ventenni, la mia reazione è totalmente differente.

Un giovane deve capire che purtroppo la situazione attuale non è la stessa dei nostri genitori. Il posto fisso non esiste più, dobbiamo inventarcelo il lavoro.

La verità è che qualcuno trova una scusa, altri, come Ela, trovano una via.

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2 Comments

  1. Sewing Princess Dic 4, 2013
  2. Ela Siromascenko Dic 4, 2013

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