Reinventarsi un lavoro grazie alle potenzialità del web

Che ti piaccia o no, la necessità di reinventarsi un lavoro è reale per molti di noi.

Io stesso l’ho fatto con successo e ne sono felice.

Viviamo tempi difficili, i governi sono più interessati a bombardare paesi lontani piuttosto che pensare al benessere dei propri cittadini; il mercato del lavoro è ormai dominato da multinazionali senza scrupoli con nessun interesse a garantire condizioni di lavoro degne di tale nome.

La situazione attuale costringe giovani e meno giovani all’emigrazione all’estero e non solo, non a caso l’Italia ha una delle percentuali più alte di lavoratori in proprio.

In un’epoca dove il mito del posto fisso è ormai leggenda, reinventarsi un lavoro è una priorità per vivere una vita in linea con le nostre passioni e desideri.

Con lo scopo di dimostrare che volere è potere, con estremo piacere ti presento Bonaventura di Bello, imprenditore online che è riuscito grazie alle proprie competenze a crearsi un’attività online.

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Prima leggere, poi scrivere, prima imparare, poi insegnare

reinventarsi un lavoroLa mia carriera professionale è scaturita sicuramente dall’amore per la lettura e per la conoscenza, perché sin dalle elementari divoravo i libri della biblioteca e sognavo di scrivere articoli e romanzi, ma soprattutto amavo ‘semplificare’ e ‘risolvere’, un mix di passioni che mi ha permesso di esordire, negli ormai lontani Anni Ottanta, con le opere di ‘interactive fiction’, altrimenti noti come ‘adventure games’, fatte di storie e di codice, passando poi all’editoria periodica dove ho intrapreso un percorso che parallelamente al quello redazionale si esprimeva nella grafica e nell’impaginazione.

Quando il digitale ha fatto il suo ingresso non ho fatto che trasporre tutto ciò nella comunicazione multimediale, e l’arrivo della Rete ha decretato il passaggio delle stesse abilità e passioni al mondo del Web.

Mentre continuavo a occuparmi di contenuti e di formazione, ho visto nascere, evolversi, morire e mutare tecnologie, mercati e mode, ritrovandomi ogni volta di fronte alla sfida di reinventare la mia professionalità e il mio know-how, a dispetto del tempo che inesorabilmente passava.

Oggi sono ancora qui, a divulgare e formare, scrivere e pubblicare, e finché l’energia e la passione mi sosterranno, continuerò senz’altro sulla stessa strada, adeguandomi ovviamente alle nuove forme di comunicazione che nel frattempo nasceranno per affiancare o sostituire quelle esistenti.

Da ‘emigrato freelance’ a ‘nomade digitale’

La sfida di re-inventarsi e di rimettersi in gioco non è limitata solo ai giovani, anzi sempre più spesso coinvolge chi ha superato gli ‘anta’ anche abbondantemente e a volte anche chi ha la responsabilità di una famiglia.

Ma come scoprirete da quanto vi sto per raccontare, è soprattutto un processo che si riesce a gestire molto meglio quando si è affiancati un partner che condivide appieno le scelte e i progetti che tale processo di trasformazione e adattamento inevitabilmente comporta.

Gli anni Ottanta e l’emigrazione professionale

Quando ho iniziato il mio percorso da freelance ero poco più che ventenne e avevo appena raccolto la sfida di dedicarmi a ciò che mi appassionava, l’informatica, dopo aver lasciato l’università che invece mi aveva riservato soltanto delusioni per l’ordinamento e il piano di studi che offriva all’epoca anche in una facoltà come quella che avevo scelto, quella di lingue e letterature straniere, e dopo essermi sposato giovanissimo.

Acquistai il mio primo ‘home computer’ con i pochi risparmi che mi rimanevano, e attratto dal mondo della programmazione cominciai a studiarla orientandomi sempre di più verso settori ancora poco battuti qui in Italia, in particolare l’interactive fiction, finché non cominciai a collaborare con un editore proprio in quell’ambito e cominciarono i miei trasferimenti di lavoro, in quel caso a Milano.

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Reinventarsi in tempo di crisi

Fu proprio in quei primi anni che dovetti affrontare la sfida di rivedere i miei skill e i miei progetti professionali da freelance, perché quando il settore dell’interactive fiction cominciò ad andare in crisi mi ritrovai a valutare una collaborazione nell’editoria videoludica, tanto come grafico quanto come curatore di una rivista dedicata appunto ai videogiochi.

È proprio la flessibilità e il coraggio, uniti al desiderio e al piacere di imparare sempre cose nuove, che mi hanno consentito di affrontare quel primo balzo verso l’ignoto, che tale smise di essere dopo solo qualche mese, ma come per la mia precedente esperienza devo anche essere grato alla mia conoscenza dell’inglese se ho potuto adattarmi meglio ai cambiamenti evolutivi che quel passaggio richiedeva.

Freelance o dipendente?

Negli anni successivi mi sono ritrovato anche ad alternare il mio ruolo di ‘libero professionista’ a quello di un normale ‘dipendente’, ma l’esperienza mi è servita più che altro a maturare un senso sempre più marcato di insofferenza verso ciò che mi legava a luoghi, orari e ritmi che spesso non sentivo miei.

Nello stesso tempo, l’affrontare il mercato del lavoro da una prospettiva freelance mi ha permesso col tempo di conquistare un’altra forma di libertà, che considero innegabile, ovvero quella di poter scegliere coloro cui era destinato il mio lavoro, e di definire progetti a medio e lungo termine dove ero soltanto io a stabilire gli obiettivi e il percorso.

Reinventarsi un lavoro: bisogni reali e decrescita

Ciò ha comportato, ovviamente, anche una rielaborazione progressiva del mio rapporto con le problematiche fiscali, visto che se agli inizi della carriera offrivo i miei servizi come società, ho poi scelto la via della ‘ditta individuale’ con la semplice partita IVA e infine, negli ultimi anni, ho ridimensionato ulteriormente esigenze e attività basandomi sulla collaborazione occasionale, passando solo in un caso dalla strada del contratto a progetto.

La chiave di tutto ciò è stata la scelta del ‘nomadismo digitale’, che a sua volta ha comportato una scelta di ‘downshifting’, di cui preferisco la traduzione ‘semplicità volontaria’ piuttosto che ‘decrescita’, quando mi sono trovato a ridimensionare la mia visione del ‘cosa mi serve davvero’ e, dopo essermi lasciato alle spalle le ‘cose’, andare alla ricerca di ‘esperienze’ dove in realtà la ‘crescita’ che avrei incontrato era maggiore della ‘decrescita’ che avevo inizialmente abbracciato.

Meglio da soli o in coppia?

A dare una svolta decisiva alla mia vita è stata anche la fortuna di avere incontrato e conosciuto la mia attuale compagna, con cui ho condiviso sin da subito ideali e progetti in una sintonia e una sinergia che molti ritengono invidiabile perché forse non molto facile da raggiungere in un rapporto di coppia.

Anche se il nomadismo digitale e alcune scelte di vita possono apparire più agevolate da un percorso ‘in solitario’, posso garantirvi che i vantaggi di affrontare in due questi cambiamenti e queste sfide sono innegabili, tanto per un discorso di sostegno reciproco quanto per una mera questione economica.

Difatti, è proprio l’integrazione delle nostre rispettive attività freelance che ci permette di gestire con successo i costi e le esigenze di vita che stiamo affrontando da alcuni anni, e mantenere la filosofia del downshifiting a oltranza.

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Mutazioni ed ‘estinzioni’ comunicative

Tutto il processo di cambiamento e adattamento attraversato in ambito professionale è stato dettato, anche nell’ultimo decennio, da una ‘crisi’, che nel mio caso è stata quella dell’editoria tradizionale e soprattutto dell’editoria periodica.

Con il progressivo spegnersi del mondo editoriale legato alle riviste in edicola era sempre più evidente che il digitale, e poi il Web, avrebbero plasmato tutto il mondo professionale oltre a quello della comunicazione e della divulgazione.

Prima che il settore si ‘estinguesse’ del tutto come accadde ai dinosauri, mi sono quindi ritrovato a cogliere attivamente tutti gli spunti evolutivi del mercato e degli strumenti di comunicazione digitali e online, ed è proprio il coltivare questa ‘attenzione al cambiamento’ che mi sento di consigliare, assieme alla conoscenza dell’inglese, a chiunque sta leggendo quest’articolo, perché senza la seconda non sarebbe facile sostenere la prima, come si può intuire.

Anche nella mia attività di formazione ho trovato, inoltre, una sempre maggiore opportunità di conquista della libertà nomadica e una sempre maggiore occasione di flessibilità, sostituendo la didattica in presenza con quella in remoto e con gli strumenti formativi ‘passivi’ come videocorsi e altro materiale fruibile attraverso il digitale e la Rete.

Una sempre maggiore libertà

I progetti futuri, a medio e lungo termine, prevedono una sempre maggiore libertà dal ‘sistema’, inteso come ‘modo in cui vorrebbero costringerci a vivere’, il che include anche l’opportunità di svincolarsi da una necessità di essere connessi H24 e correre dietro ai mutamenti imposti dal sempre più rapido evolversi della tecnologia, sia quelli dettati dal suo lato ‘commerciale’ sia quelli che invece sono inevitabili quando si sceglie di operare in settori dove gli aggiornamenti e gli adattamenti tecnologici fanno parte degli strumenti che si utilizzano.

Nel mio caso tutto ciò si concretizzerà con il passaggio dal settore ‘tecnico’ vero e proprio a tematiche ‘sempreverdi’ e fra queste al mondo della ‘narrativa’ e ‘ipernarrativa’, quasi un progressivo ‘ritorno alle origini’ da un certo punto di vista, ma con una visione più ampia e plasmata sui tempi attuali e sul futuro.

Bonaventura Di Bello

http://www.bonaventuradibello.com

Reinventarsi un lavoro: considerazione finali

Ringrazio Bonaventura per il racconto della sua esperienza di vita che lo ha portato a vivere una vita affine alle proprie passioni.

Queste testimonianze servono a dimostrare che se ti impegni duramente, nulla può impedirti di mollare un lavoro dipendente poco gratificante e lavorare per te stesso.

La vita è breve e va vissuta nel rispetto di noi stessi e degli altri e non sempre questo è possibile facendo un lavoro poco gratificante.

Mettersi in proprio, reinventarsi un lavoro, non è facile, ma ho capito che non sempre la scelta giusta sia anche quella più facile, anzi è vero il contrario.

Se ti accontenti, se ti fermi alla prima stazione, difficilmente raggiungerai i tuoi sogni, lotta per le tue passioni, lavora per creare il lavoro ideale per te e la tua famiglia.

Se anche tu senti il desiderio di reinventarti, vieni a trovarci sul gruppo Facebook MAI ARRENDERSI, troverai persone simili a te.

Grazie, Alessandro.

 

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2 Comments

  1. marco Dic 12, 2015

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