Trovare lavoro all’estero. La storia di Francesco.

Trovare lavoro all’estero: le cose da sapere

come trovare lavoro all'esteroSe vuoi trovare lavoro all’estero, allora devi rimanere qui con noi. Questo articolo non è solo parole e link, è anche vita vera, esperienze di chi il cammino lo ha già fatto. Sto parlando di Francesco Carrino e il suo viaggio attraverso l’Europa e il mondo intero. Sei pronto?

Prima di lasciare la parola a Francesco, voglio brevemente svelarti il segreto per trovare lavoro all’estero: le lingue e la determinazione. Ovviamente le cose da sapere sono molte, alcune specifiche per il paese dove si vuole andare, altre generali, ma il singolo fattore più importante è la capacità di comunicare.

I tempi della valigia di cartone sono finiti. La crisi economica ha distrutto milioni di posti di lavoro, specialmente in Europa. La mancanza di lavoro e la relativa facilità negli spostamenti, ha creato un vero e proprio popolo di emigranti. Non solo italiani, ma anche spagnoli, polacchi, portoghesi, croati, greci, ecc… Senza contare i paesi del terzo mondo. Cosa significa questo?

Significa che con il tuo “Sorry where is the train station?” non vai da nessuna parte. Scusa la franchezza, ma se non parli inglese è meglio desistere. Imparare l’inglese prima di partire è obbligatorio.

Avendo la fortuna di essere anche un blogger, ricevo molte email da voi lettori (aspetto anche la tua forza) e spesso mi capitano storie di raggiri. Le famose agenzie che promettono lavoro a tutti, bene devi sapere che il lavoro per tutti non esiste.

Certo, una posizione da lavapiatti per due settimane te la trovano, ma sai che sforzo lo avresti trovato anche da solo. Impara a pensare da uomo libero, e per farlo devi parlare inglese. Non farti fregare, più sei autonomo e più facilmente troverai lavoro. La concorrenza è tanta, evita le mete più gettonate e buttati nell’avventura.

Trovare lavoro all’estero: il viaggio di Francesco

Se amate le storie come le amo io, allora vi aspetta una bellissima storia di vita e passioni. Buona lettura!!!

 1.Ciao Francesco, raccontaci chi sei, da dove vieni….

Mi chiamo Francesco, ho 42 anni. Sono nato a Taranto. Come centinaia di migliaia di meridionali, negli ultimi 20 anni ho terminato le scuole superiori e poi ho scelto una citta’ universitaria del nord in cui studiare, nel mio caso, Parma. Mi son rivelato immediatamente un pessimo studente, non ho terminato i miei studi. Ma ho avuto un’intuizione, quella di dover imparar bene le lingue, quindi ho capito che dovevo andare all’estero.

2. Dove vivi ora?

Ora vivo in Svizzera, nel Ticino. Tutto bello, ottimo salario, ottimi servizi, ottimo posto per far crescere un bambino. I Ticinesi, aldilà degli stereotipi, sono bella gente, persone miti, gentili. Soffro un po’ perchè sono amante delle grandi città, quindi i piccoli centri ticinesi per me sono un po’ noiosi, ma la qualità della vita è ottima.

3. Parlaci della tua esperienza all’estero, perchè sei partito?

lavorare all' esteroParto nel 1994, sognavo la Germania e l’Europa. Quindi, ho trovato il modo di far l’Erasmus, esattamente a Passau, in Baviera. E’ stato un colpo di fortuna, ho trascorso il periodo più bello della mia vita. Rigore e tolleranza, cosmopolitismo e rispetto delle tradizioni. Università eccellenti, strutture straordinarie, docenti amichevoli e preparati. Università concepite per formare gli studenti e non istituzioni rilascianti “il pezzo di carta”.

All’inizio ho parlato solo inglese, i tedeschi mi capivano, potevo muovermi discretamente senza sapere la lingua. Ma poi, ho deciso di conoscerli davvero (per quanto possibile…) ed ho imparato, bene, la loro lingua. Ho avuto tutto in quel periodo. I paesaggi, le amicizie, gli amori, il sapere, e quella quotidiana sensazione di felicità di chi vede intorno a se “il bello ed il giusto”.

Quella, 20 anni fa esatti, era “la mia Germania”. Era certo l’infatuazione di un ragazzo di 22 anni, ma ad ispirare i miei sentimenti c’era una società ed un mondo, che riconosceva un ruolo ai giovani, agli stranieri e specialmente agli studenti. Esattamente cio’ che non facciamo in Italia. Giustizia, rispetto per le persone, per l’ambiente, cordialita’ diffusa, un culto del “garbo” che ci faceva sorridere, fin eccessivo per noi Italiani.
Insomma, imparo a conoscere ed amare i tedeschi e tutti gli altri europei.

In quelle feste, quelle aule, quei “caffè”, avevamo la sensazione, nelle differenze, di esser tutti fratelli. Di essere una famiglia. Ci sfottevamo alla grande, avevamo la capacità di parlare di tutto, ma riuscivamo a rispettarci nonostante discussioni molto schiette. Eravamo l’Europa.

Voi, tutti quelli che hanno 20 anni meno di me, sappiate che mai e poi mai, avremmo potuto immaginare, l’Europa, cosi come voi la vedete oggi. Vigliacca e crudele. Priva di politica, capace solo di discutere di bilanci e finanza. Divisa su tutto. In questi anni, si è consumata la morte dell’unica utopia che ha popolato le menti e i cuori della mia generazione. L’utopia dell’Europa, quella vera. Una comunità di uguali e liberi che diviene stato, federazione. La vedremo un giorno? Non so piu’ rispondere.

Torno in Italia quindi, dopo due anni, a malincuore. Ma torno col traguardo piu’ importante, ho imparato il tedesco. Sul mercato del lavoro mi arrangio con lavoretti saltuari, fra pizzerie e officine. Il lavoro “vero” arriva nel 2001; sarei uno dei tanti prodotti poco appetibili; fuoricorso, senza titolo o specializzazioni particolari, sono addirittura un po’ “vecchio”, ho quasi 30 anni. Ma parlo tedesco, ed inglese. Vengo assunto da una piccola azienda, settore auto, un’organizzatissima e florida concessionaria Mercedes.

Lavoro bene, e tanto. Cresco professionalmente, ho ancora fortuna; amo i miei colleghi, mi diverto, imparo molto. Ma dopo 5 anni, un po’ per la crisi dell’auto, un po’ perché mi rendo conto di non poter crescere piu’, decido d’andar via. Che fare? Come crescere? Dove andare?

La Cina inizia veramente a far paura i primi anni del nostro XXI secolo. Io so solo parlar lingue, e vendere. Dunque decido, imparerò il Cinese, andrò a studiare a Shanghai. All’inizio del 2006 parto, a 33 anni decido di investire tutto ciò che ho, per imparare una nuova lingua.
Shanghai è spettacolare. Mi piace subito. Mi iscrivo alla Jiao Tong University. Il campus è semplice, alcune strutture hanno bisogno d’esser rinnovate, ma a me, eccitato e curioso, piace anche quel tocco “vintage” delle aule, dei banchi e via dicendo.

E’ ancora viva in me l’emozione per la “spesa” nei supermarket tipici cinesi, delle risate delle commesse per la mia pronuncia sbagliata, la confusione di termini che al mio orecchio apparivano simili, l’esplorazione quotidiana. Mi piaceva tutto, ma non sapevo per quanto avrei potuto viverci; ripetevo a me stesso, che dovevo esser “umile”, e capire, giorno dopo giorno, quanto sarei potuto andare avanti.
Poi iniziano le lezioni. Non mancava nessuno. Europei, nord Americani, sud Americani, tutta l’Asia, gli Australiani, l’Africa. Eravamo e siamo tutti li, a cercar d’imparare la lingua cinese, o aprire un’azienda, a trovare un fornitore, o per cercare un agente. Per studio o per lavoro, il mondo era ed è li.

Chi e come fossero gli studenti cinesi l’ho capito, quando una cara amica italiana, mi ha raccontato che non era raro vederli studiare, in pieno inverno, a temperature proibitive, intorno ai lampioni del campus. Questo perche’ dopo una certa ora, la luce nelle camere (piccole ma con almeno 6 di loro, dove avrebbero accettato di vivere al massimo 2 occidentali) veniva spenta, ma loro volevano continuare a studiare.

Curiosi, accoglienti, rigidi e formali, ma irrispettosi delle stesse regole che avrebbero dovuto seguire. Per farli fermare agli incroci (pedoni e automobilisti) a Shanghai c’e’ un servizio d’ordine speciale. Sempre e realmente affascinati dalla cultura italiana, cinesi di ogni strato sociale, non resistono a far domande su noi e la nostra storia.

Fanatici del nostro cibo, ci considerano rispetto alla cucina, radicata e fondamentale per la loro cultura, dei degni, stimati e rispettati competitori. Esiste un luogo comune che li vuole privi di “humor “. Una volta in grado di comunicare in cinese, ho tradotto qualche vecchia, cara barzelletta delle mie parti; hanno riso fino alle lacrime.

La lingua cinese è splendida. I suoni interessanti, originali. La scrittura, un capolavoro. Da un certo periodo in poi, ho iniziato a studiare anche gli “ideogrammi,” e oltre le 10 ore settimanali di lezione all’università, ho frequentato una scuola privata, per approfondire ulteriormente la lingua. La scuola privata era costosa, le lezioni che ho scelto “one to one”, faccia a faccia con un docente con cui parlavo in Cinese.

Questa scelta darà i suoi frutti, dopo un anno e mezzo di studio ero assolutamente soddisfatto del mio cinese. L’obiettivo era, riuscire a “vendere” parlando quella lingua. Esser capace di studiare quei 50 termini tecnici che servono per vendere un prodotto, ed articolare un discorso per descriverlo. Ci sono riuscito. Nulla a che vedere con la padronanza della lingua di chi ha studiato Cinese all’universita’ e poi ha vissuto in Cina, ma ero e sono contento.

4.Quali sono state le difficoltà maggiori e le pratiche burocratiche coinvolte?

Per le pratiche, aiutati dall’università, tutto è stato molto semplice. Sia in Germania, sia in Cina. Alla fine, ho sempre viaggiato da “studente, anche a 33 anni per andare a Shanghai. Per cio’ che riguarda l’universita’ cinese; dopo essersi iscritti, è l’università presso la quale si studiera’ che fa la lista dei documenti da consegnare al consolato cinese piu’ vicino (nel mio caso Milano, vivevo a Parma in quel periodo) . Fatto questo, ottenere il visto, è semplice, l’attesa è poca.

Se non ricordo male, a Milano, al consolato cinese, non ho atteso piu’ di una settimana dopo aver consegnato tutti i documenti. Una volta in Cina, la cosa piu’ curiosa, e’ il check up. Il governo vuole assolutamente controllare lo stato di salute degli studenti “ospiti”. Ci si sottopone ad un check up completo, fra cui anche il test dell’HIV. Ma è una pura e rapida formalità.

Come detto in Germania, essendo partito con l’Erasmus, ero tutelato dal rapporto fra due universita’, la cosa e’ stata ancora piu’ semplice. Oggi, fra le altre cose, immagino che sia ancora meno complesso di allora. Sono vecchio, ho fatto l’Erasmus 20 anni fa…Ho vissuto le difficolta’ iniziali come stimoli.

In Germania la barriera linguistica si superava facilmente. Gli studenti tedeschi erano perlopiu’ poliglotti, avevano esperienze precedenti all’estero, ovunque in Europa. Chi in Spagna, Portogallo, Francia, avevano spesso la capacita’ di parlare una lingua dei paesi latini, ed un inglese d’ottimo livello. La conseguenza immediata era l’assenza di una vera barriera culturale. Relazionarsi a chi, era cosi interessato alla tua cultura, al tuo punto di vista, e alla tua storia, e’ stato estremamente facile e bello.

A Shanghai, che pure e’ la citta’ che ospita piu’ stranieri in Cina, trovare uno studente che si esprima correttamente in inglese era raro (vi parlo del 2006, l’anno in cui sono arrivato a Shanghai, ma non credo la situazione sia cambiata molto). Era quindi richiesto “una marcia in piu’” a noi stranieri, che arrivavamo e non sapevano una parola di cinese. Esplorato il territorio attorno all’universita’, esplorati i ristoranti invitanti e non, tutto ha funzionato alla perfezione.

5. Situazione attuale e progetti futuri?

Dopo questi splendidi giri sono qui, in “montagna” in Ticino, sono sposato e ho un bambino. Il mio lavoro mi piace, viaggio moltissimo, in Europa e nel mondo. Non posso farne a meno. Questi viaggi, il continuo confronto con il mondo e’ “gioia pura”, rendere tutta questa ricchezza, quest’ umanita’ parte integrante della propria vita e’ per me “la felicita’”. Il pensare ad un luogo a 15 ore di volo, come parte della tua vita, da senso alla vita stessa.

Sono soddisfatto, ma rimane in me il desiderio di condividere, con la mia famiglia, un’altra esperienza umana e professionale lontana dall’Europa. Guardo il mio bambino cosi intelligente, cosi pronto ad imparare e ripeto a me stesso che merita questo regalo. Un periodo, piu’ o meno lungo della sua vita, in un altro continente, lontano dall’Europa, dalla nostra cultura. Spero di poter realizzare questo sogno, spero di potergli fare questo regalo.

6. Consigli a chi vuole lasciare l’Italia?

A voi ragazzi; andate. Andate. Farete sempre in tempo a tornare. Meglio se conoscete un po’ la lingua del posto che vi accogliera’, meglio sapere come potrete mantenervi (se ne avrete bisogno) meglio preparare la trasferta. Nonostante le cose piu’ importanti alla vostra età siano il coraggio e la passione, un po’ di “studio” prima dell’avventura, non guasterà.

Quella che agli altri apparira’ una pazzia o un gesto “originale” altro non sarà che uno straordinario vantaggio competitivo, nel mondo del lavoro, nei confronti di chi non ha avuto il vostro stesso coraggio. Tenete bene a mente; non esiste piu’ settore economico, tipo di prodotto, industria dove, non solo bisogna conoscere le lingue, ma bisogna anche conoscere i propri interlocutori, il loro modo di pensare e “sentire”. E bisogna aver viaggiato per farlo, vissuto con loro, bisogna averli guardati negli occhi, e capiti.

Andate, perchè ciò che vedrete e “sentirete” non vi abbandonerà mai, non sarete piu’ gli stessi, ed apparterete fino alla fine dei vostri giorni, anche a quel posto e quella gente “diversa”che vi ha accolto. Ricordate che chi vive all’estero non perde la propria identita’, la esalta. Lasciate le vostre citta’, e allontanatevi dalla vostra famiglia. Amerete i vostri posti e i vostri cari ancora di piu’, in maniera piu’ matura, piu’profonda. Non e’ vero che il tempo delle avventure sia finito.

L’anima umana, la sua cultura, il suo modo di esprimersi, e’ sempre un territorio inesplorato. Cibo, arte, storia, sogni, modi di vivere, pensare, amore e sesso. Ragazzi e ragazze, e’ tutto vostro, servitevi. Andate.

Siete miei coetanei ma non ne potete piu’ e volete andar via ? Beh, voi dovete studiare davvero bene dove andare. Per noi (ve lo dico per esperienza diretta) lo spazio di manovra si riduce un bel po’. Solo voi siete giudici della vostra quotidianita’, del bisogno o del sogno che vi spinge ad allontanarvi. Valutate tutto bene, noi, al contrario dei ragazzi, abbiamo poche possibilita’ di sbagliare. Ma in ogni caso,vi ammiro, ammiro tutti coloro i quali non mollano, pretendono una vita migliore, e son capaci di rischiare pur di trovare la vita che sognano, in un angolo qualsiasi del mondo.

Grazie mille Francesco!!!

Trovare lavoro all’estero: conclusioni

Ho trovato la storia di Francesco perfettamente in linea con il blog. Se vuoi qualcosa nella vita, vai la fuori e prendila, non ti cade niente dal cielo. Solo passione e sacrificio, determinazione e pazienza ti aiuteranno nella difficile sfida che è la vita.

Se la pensi come me (noi), allora devi diventare un lettore di Aprire Azienda. Se ami la libertà di scegliere il proprio destino, allora questo è il posto giusto per te. Sul blog trovi tutti gli strumenti per cambiare vita. Sta a te metterli in pratica.

Se hai una storia da raccontare, contattami, sarò lieto di raccontarla, nel frattempo spargi la voce sul blog Aprire Azienda con i tuoi amici, te ne sarò grato.

Alessandro

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