Allevare capre: come creare un piccolo allevamento di successo

Allevare capre per genere un reddito agricolo, questo è il sogno di molti italiani che desiderano ritornare alla terra per avere una vita più autentica a contatto con la natura.

E nonostante lallevamento delle capre è una tradizione antica nella nostra penisola, questo non significa che sia un’attività adatta a tutti.

Se è vero come è vero che i prodotti caprini sono sempre molto richiesti e apprezzati da una clientela sempre più esigente, è vero anche che bisogna approcciarsi all’imprenditoria agricola con passione, ma sopratutto con competenza.

Sono ormai 7 anni che Aprire Azienda si occupa di marketing agricolo e so bene quanto sia determinante partire bene con la giusta strategia per avere successo.

Così come spiego nel manuale Azienda Agricola 2.0 che ti consiglio di leggere se vuoi aprire un’azienda agricola, serve  pianificazione e metodo che siano capaci di superare le vecchie logiche della grande distribuzione e avvicinarsi al cliente finale e l’allevamento di capre non fa eccezione.

Oggi non basta più saper coltivare, l’imprenditore agricolo moderno deve sapersi muovere su più fronti contemporaneamente.

Allevare capre: la storia del rapporto con l’uomo

allevare capreTra i primissimi animali che hanno interessato l’uomo, con la conseguente addomesticazione, c’è la capra: ciò è avvenuto per una serie di motivi che vale la pena di analizzare.

Da studi attendibili pare che la domesticazione della capra sia avventura all’incirca attorno all’8000 a.C. nei territori tra Siria, Palestina e Iran, quando l’uomo iniziò ad intraprendere le prime attività di agricoltori e allevatori.

L’allevamento della capra è sempre stato preziosissimo per l’uomo innanzi tutto perché il suo fabbisogno alimentare è decisamente più basso rispetto a quello di altri animali da pascolo e in proporzione la produzione di latte è nettamente superiore.

Ciò non vuol dire che non sia un animale goloso, tutt’altro.

Possedere capre è stato per decenni un enorme vantaggio per le comunità rurali, poiché trattandosi di animali agili e ghiotti, il loro contributo è da sempre stato preziosissimo per mantenere pulite da arbusti indesiderati, ampie aree di terra destinate all’agricoltura.

Si tratta inoltre si una preziosissima risorsa anche dal punto di vista ambientale, poiché l’allevamento caprino rappresenta un importante difesa del territorio montano e collinare: le capre garantiscono la limitazione della flora arbustiva e contribuiscono a mantenere pulite soprattutto le zone marginali, dove l’intervento dell’uomo non può essere che limitato.

Lo sviluppo e la conservazione di questo genere di allevamento riguarda quindi soprattutto zone montuose o collinari, ma negli ultimi anni sono nate diverse aziende per l’allevamento intensivo, essendo stati rivalutati prodotti  quali il latte di capra e i tantissimi formaggi realizzati con esso.

Ma la capra non è solo un animale prezioso per la produzione di latte e carne ma, fin dall’antichità anche per quella di lana e pellame.

Le diverse razze di capra

A livello morfologico tale intervento dell’uomo ha avuto importanti ripercussioni, specie per quanto concerne la forma e le dimensioni delle loro corna.

Proprio in base alla curvatura delle corna, attualmente è possibile classificare le capre in quattro gruppi, ovvero hircus, aegagrus, falconeri e ibex.

La prima è una capra piuttosto domestica ed è talvolta sprovvista di corna.

Se le ha possono essere dritte o ritorte.

La seconda viene considerata la progenitrice delle capre domestiche e ha corna ricurve.

La terza ha corna molto particolari, come se fossero dei cavatappi, una sorta di spirale.

Della ibex, meglio conosciuta col nome di stambecco, esistono moltissime sottospecie e vivono prevalentemente ad altitudie elevate; ha corna simili curvate e caratterizzate da regolari successioni di protuberanze ad anelli.

Sono molte le caratteristiche di differenziazione relative alle razze caprine, molte delle quali definite proprio dalla loro provenienza geografica e dall’attuale diffusione sui diversi territori.

Oltre ovviamente a tutti quei caratteri che le rendono particolarmente vantaggiose all’interno di un allevamento.

Tra questi caratteri va tenuto certamente conto della fertilità e della prolificità della razza, della fecondità su base annua, dell’età media al primo parto e di una serie di altri elementi che possono renderle più o meno vantaggiose all’interno dell’allevamento stesso

Mostra rilevanza assume l’attitudine della capra alla produzione del latte sia sotto il profilo quantitativo che qualitativo. Bisogna inoltre tener conto di tutte quelle esigenze che la tipologia di capra necessita all’interno di un allevamento, ovvero se richieda consistenti impegni da parte degli allevatori,  anche in termini di necessità di pascolo libero.

Va comunque detto che la capra, rispetto ad altri animali d’allevamento, risulta in assoluto tra le più facilmente gestibili, anche in proporzione alla quantità di produzione del latte che se ne può ottenere.

Come allevare capre

Il primo passo per dar vita ad un allevamento di capra è decidere che tipo di allevamento intraprendere, se intensivo o estensivo allo stato brado.

Il consiglio che vale sempre per ogni settore è quello di dedicarsi all’allevamento estensivo se possibile perché la società sta andando verso questa direzione.

Non solo fondi europei a supporto dell’allevamento estensivo, ma anche e sopratutto le nuove richieste del mercato che cerca tracciabilità, filiera corta, gusto e genuinità.

Deciso il tipo di allevamento che vorrai intraprendere, dovrai successivamente verificare che nella tua area non ci siano particolari divieti dettati dal piano regolatore.

Per la verifica devi andare dalle autorità locali quali comune e provincia per conoscere i permessi da ottenere, tra cui il codice aziendale rilasciato dalla ASL competente in cui si accerti il tuo allevamento.

Quest’ultimo passaggio burocratico è molto importante in quanto non è possibile avviare un allevamento di capre e rivendere i prodotti caseari derivanti senza prima possedere la concessione della ASL.

Chi ha già un’azienda agricola parte ovviamente avvantaggiato rispetto ai vari permessi e su come muoversi.

Pianificare l’allevamento

Ogni capra in tuo possesso deve essere registrata alla Banca dati di Teramo.

Nella banca dati per ogni allevamento vengono indicati:

  • la provenienza di ogni capra;
  • registro di carico e scarico per caprini;
  • numero identificativo di ogni capra, apposto su entrambe le orecchie di ogni esemplare;
  • certificazione delle analisi mediche effettuate per brucellosi e tubercolosi;
  • certificazione della macellazione;
  • eventuale certificazione dello spostamento di una capra da un allevamento a un altro.

Una volta ottenuta la concessione, puoi iniziare il tuo allevamento acquistando almeno due capre. La scelta della giusta razza dipenderà dalla tipologia di azienda, dal numero di individui che vuoi allevare e dal tipo di prodotto che vuoi realizzare.

Ovviamente dovrai pianificare quante femmine, quanti maschi non castrati e non prendere in totale. Considera che un maschio non castrato è sufficiente per avere circa 25 femmine.

Puoi anche iniziare con sole femmine e prendere a noleggio un maschio così da ottimizzare la gestione del gregge.

Importante è acquistare femmine di almeno un anno così da velocizzare il primo evento riproduttivo che avviene dopo i due anni di età.

In condizioni favorevoli la capra si riproduce durante tutto l’anno, importante è fornire adeguata protezione e alimentazione equilibrata.

L’alimentazione delle capre è un aspetto molto importante e va adattata a seconda della tipologia di allevamento a cui corrisponde un tipo di nutrizione differente.

La capra è un ruminante, e grazie alle caratteristiche fisiche sviluppate nel corso dei millenni insieme all’uomo ha raggiunto un’alimentazione molto flessibile.

La riscoperta del latte di capra

Le caratteristiche del latte di capra sono piuttosto diverse da quelle del più diffuso latte vaccino.

Il latte di capra viene utilizzato prevalentemente per fare i formaggi, soprattutto  quelli freschi. Come bevanda  ha caratteristiche molto simili a quelle del latte vaccino, ma il sapore è decisamente molto diverso, pur avendo all’incirca le stesse proprietà nutrizionali, quindi stessa quantità di proteine, zuccheri, grassi e calorie.

Una differenza sostanziale è che i globuli di grasso del latte di capra sono più fini rispetto a quello di pecora e di mucca e possiedono membrane molto più delicate, che si rompono producendo risultati aromatici tipici del prodotto.

Inoltre il grasso del latte di capra è privo di caroteni ed è per questo che i formaggi di capra tendono ad avere spesso un colorito più giallo rispetto ai formaggi prodotti con altre tipologie di latte.

Ciò rende tali prodotti decisamente più digeribili.

Se da un lato c’è il vantaggio dell’alta digeribilità, dall’altro c’è la difficoltà di una lavorazione su diverse tipologie di derivati: la carenza di caseina impedisce infatti la formazione della cagliata, quindi i formaggi prodotti risultano essere poco idonei  alle lunghe stagionature, quindi la prevalenza delle produzioni si concentra sui formaggi freschi o con stagionatura di al massimo sei mesi.

Proprio per la breve stagionatura, tali prodotti sono più poveri di grassi e ciò ha fatto sì che nascesse la credenza che il latte di capra sia di base più povero di grassi rispetto al latte vaccino. La motivazione, come detto, risiede invece nella stagionatura breve che rende tali formaggi più ricchi di acqua e meno carichi di calorie.    

Carne di capra una prelibatezza apprezzata anche in Italia

Rivalutata da poco in occidente, la carne di capra è sempre stata considerata una vera prelibatezza nei paesi orientali, così come è molto apprezzata nella cucina africana, brasiliana e messicana.

Il sapore della carne, meno dolce e più selvatico rispetto quella di manzo, varia molto a seconda dell’età, della razza e del tipo di allevamento a cui è stato sottoposto l’animale prima della macellazione, ma tendenzialmente è molto simile a quello dell’agnello.

Sostanziale differenza delle altre carni rosse è che risulta molto meno grassa rispetto alle carni bovine, ovine e suine.

Questo perché le capre hanno bassi depositi di grasso intramuscolare, con una percentuale di massa magra che si aggira intorno al 60-65%, e grassa pari al 12-14%.

Con un contenuto lipidico sotto la media è inoltre ricca di proteine ad alto valore biologico, e risulta essere una buona fonte di zinco, fondamentale per il corretto funzionamento del sistema immunitario, di ferro, essenziale per l’ossigenazione dei muscoli, e potassio, indispensabile per regolarizzare pressione e sistema nervoso.

Della capra sono commestibili anche il cervello, il fegato e alcune parti dell’intestino. Ma non si buttano nemmeno testa e zampe che sono usate per preparare zuppe e stufati.

Oltre alle zuppe sono tante le preparazioni in cui si utilizza carne di capra e quasi tutte richiedono una cottura molto più lunga rispetto le altre carni, con temperatura rigorosamente bassa e immersione in un liquido che possa rendere la carne tenera e morbida.

Specialità dell’entroterra imperiese è la capra e fagioli, con spalla di capra cotta a fuoco lento con aromi, vino bianco, e aggiunta finale di fagioli bianchi. Si fanno anche prosciutti, ottenuti dalla stagionatura delle cosce e delle spalle dell’animale: famoso è il Violino di capra, tipico delle zone lombarde e dell’Appennino tosco-emiliano.

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