Coltivare noci come espansione delle attività agricole

Il nostro paese è caratterizzato da una grande ricchezza di climi che permettono una grande varietà di coltivazioni. Tra le varie opportunità che si presentano all’imprenditore agricolo, ho piacere di ricordare la coltivazioni di noci come perfetta integrazione in un’azienda agricola.

Gli studi parlano chiaro, i dati della letteratura scientifica relativi agli effetti benefici di noci e frutta secca ha dimostrato che il consumo diminuisce il rischio di malattie cardiovascolari e cancro.

Questi effetti benefici hanno fatto molto presa nell’opinione pubblica che ha infatti incrementato il consumo di frutta secca tra cui le noci ovviamente.

Questo ha comportato un aumento netto dei prezzi al consumo, basta guardare le etichette nei supermercati per capire come la coltivazione delle noci possa essere un’importante fonte di reddito per il piccolo imprenditore agricolo.

Questa coltura si associa perfettamente con altre attività agricole come ad esempio la pollicoltura all’aria aperta e la coltivazione di frutti di bosco così da ottimizzare perfettamente l’utilizzo del terreno.

Coltivare noci è inoltre conveniente se si instaura sin da subito un rapporto di fiducia diretto con la clientela così da ottimizzare i guadagni netti.

I problemi del piccolo imprenditore agricolo italiano sono ormai noti, è la grande distribuzione che strozza i prezzi al produttore provocando la crisi del settore, crisi che può essere superata con attività di marketing diretto come spiego nei dettagli nella mia guida Azienda Agricola 2.0.

Se hai un’azienda agricola, o hai intenzione di aprirne una, devi assolutamente leggerla.

Noci: cenni generali

coltivazione nociIn botanica, per noce si intende una tipologia di frutto composto da un guscio duro e legnoso e da un seme, generalmente commestibile, tuttavia nella lingua italiana questo può essere confuso perché con lo stesso termine si indica anche e soprattutto il frutto delle piante del genere Juglans.

Ecco infatti i termini noce di cocco e noce moscata.

La noce comune invece è il frutto di Juglans regia, pianta del genere Juglans che comprende numerose specie tra cui quella dalla quale ricaviamo il noto frutto.

La storia della coltivazione delle noci è datata ben 9000 anni come documentato da alcuni scritti romani, l’utilizzo della pianta infatti non si limita al frutto, ma anche al suo legno pregiato.

I noci infatti sono alberi vigorosi,  caratterizzati da un tronco solido, alto, dritto e con un portamento maestoso con  radici robuste molto superficiali. Può raggiungere i 30 metri di altezza ed è molto longevo diventando plurisecolare, è caducifoglie e latifoglie.

Il noce è infatti tra i legni più pregiati al mondo, particolarmente apprezzato per la sua resistenza e durezza, si presenta bruno con tendenza a scurirsi.

Nonostante il noce sia stato introdotto dall’uomo in tutti i climi temperati al mondo, l’albero è presente allo stato selvatico solo in alcune regioni asiatiche e dell’Europa balcanica.

I principali produttori al mondo di noci sono la Francia, la Grecia, la Bulgaria, la Serbia e la Romania in Europa; la Cina in Asia; la California in America settentrionale e il Cile in America latina, mentre recentemente è stato introdotto anche in Nuova Zelanda e nella parte sud-orientale dell’Australia.

In Italia è coltivato specialmente in Campania che produce oltre l’80% della produzione nazionale di frutto, mentre sparsi per l’Italia, specialmente nella pianura padana, e in centro Italia, troviamo impianti specializzati sia in frutto che legno.

I suoi frutti si possono consumare freschi o essiccati.

Inoltre, possono essere usati per fare dolci, per estrarne l’olio e, quando sono ancora verdi, per fare il famoso liquore nocino.

Le varietà di interesse economico sono:

  •  Sorrento: è la varietà più diffusa in Italia, di vigore elevato, portamento assurgente, a duplice destinazione (frutto e legno), produce frutti medi, di forma ovale, di buona qualità; la maturazione è medio-tardiva (fine settembre al Sud);
  • Franquette: di vigore elevato, a duplice destinazione (frutto e legno), produce frutti grossi, di forma ovale, di ottima qualità; è consigliabile al Centro-Nord e al Sud nelle zone più fredde per il suo fabbisogno di freddo;
  • Hartley: di vigore medio, ad una sola destinazione (da frutto), produce frutti grossi, di forma subovale, di buona qualità, è adatta bene sia al Nord che al Sud.
  • Altre interessanti sono: Malizia, selezione di Sorrento, Feltrina, Bleggiana, Cerreto e Midland.

Come avviare una coltivazione di noci

Molti agricoltori si domanderanno sicuramente se coltivare noci in Italia è redditizio e in questo articolo cercheremo di dare una risposta a questa esigenza.

La prima domanda che l’imprenditore agricolo deve porsi è se le condizioni climatiche del suo terreno sono ottimali alla crescita e allo sviluppo.

Il noce è una pianta tipica dei climi temperati, riesce a vivere e produrre bene fino a 800-1000 metri di altitudine.

Resiste ai freddi invernali, ma come molte piante temperate teme le gelate tardive: se durante la fioritura  (aprile – maggio) la temperatura scende a -2 °C potrebbero esserci danni consistenti al raccolto.

Quasi tutte le varietà di noce sono autofertili e l’impollinazione avviene a opera del vento dato che questa pianta non attira molti insetti.

In estate tollera bene le alte temperature non superiori ai 38 °C ed esprime tutte le sue potenzialità se la coltivazione è attuata in zone collinari o nelle pianure meridionali in ambienti aperti.

Secondo quesito da porsi è la qualità del terreno, il noce infatti predilige suoli medio impasto e sciolti, profondi e freschi, soprattutto ricchi di sostanza organica. Non sopporta i ristagni idrici e non produce bene in terreni molto secchi. Il pH ottimale è compreso tra il 5 e il 7.

Un vantaggio nel coltivare noci è la sua resistenza, la pianta infatti una volta impiantata non necessita di particolari attenzioni rispetto ad altre colture.

Per l’impianto di un nuovo noceto si utilizzano sempre piante di alcuni anni di età acquistate da vivai specializzati.

La scelta della varietà dipende dall’uso che se ne vuole fare è quindi molto importante distinguere il noce da frutto da quella da legno.

Le piante vengono messe a dimora sul terreno scelto nel periodo autunnale e ricevono l’innesto della varietà desiderata in inverno.

Molto importante è l’accurata preparazione del terreno prima dell’impianto che prevede una buona lavorazione di fondo.

A seconda delle caratteristiche del suolo si consigliano aratro o riportatore.

Non è necessaria una concimazione annuale se non quella del preimpianto, ma serve una concimazione con letame maturo o compost ogni due anni per i primi 10-15 anni di vita dell’albero.

Per quanto riguarda l’irrigazione, non sono necessari interventi se non in condizioni climatiche di estrema siccità.

Nei primi anni di coltivazione va prestata particolare attenzione all’insorgere di piante infestanti che andranno rimosse, mentre un impianto più vecchio riesce ad autoregolarsi.

Ed è proprio in questo contesto che si può ottimizzare l’azienda agricola creando un terreno polivalente dove alla coltivazione delle noci si aggiunge l’allevamento di animali allo stato brado che controlleranno le erbe infestanti sul terreno.

Immaginiamo un piccolo allevato di galline ovaiole, tacchini o capre che controllano la copertura vegetale del terreno.

Anche gli interventi di potatura sono limitati, nei primi anni di coltura infatti la potatura del noce si esegue in due interventi: il primo alla ripresa vegetativa, in primavera, il secondo in luglio, alla seconda ripresa vegetativa. Entrambi sono finalizzati alla crescita del ramo centrale per dare la forma alla pianta.

Durante gli anni successivi, gli interventi di potatura sono piuttosto limitati, il noce da frutto, infatti, non sopporta potature drastiche e si autocontrolla nella crescita.

La raccolta del noce viene effettuata a partire dal mese di settembre e dura a seconda delle varietà coltivate fino alla fine del mese di novembre.

Come coltivare le noci: ciclo produttivo e problemi

Come lo abbiamo descritto fino a qui, la coltivazione da noce sembrerebbe una delle migliori colture con pochi interventi e alta redditività.

Il problema principale nel coltivare noci è rappresentato dai primi anni dove l’albero non produce nulla, servono infatti minimo 5-6 anni per aspettare i primi raccolti, mentre la massima produzione si raggiunge dopo i 20 anni di vita.

Una pianta a regime riesce a produrre circa 50-70 kg di frutti; nell’impianto si raggiungono i 40 qli/ha,
dove la raccolta dei frutti è totalmente meccanizzata mediante l’uso di scuotitori, andanatrici e raccattatrici meccaniche.

In Italia, generalmente la raccolta viene fatta raccogliendo i frutti caduti naturalmente, o artificialmente con l’ausilio di pertiche, su reti appositamente distese sotto gli alberi tipo la raccolta delle olive.

I frutti sono ricchi di olio e zuccheri vengono impiegati anche nell’industria della cosmesi e farmaceutica.

Prima di essere posti in commercio, i frutti devono essere sottoposti ad alcuni interventi quali la smaltatura per evitare l’annerimento del guscio, il lavaggio per eliminare ogni residuo e l’essiccazione graduale allo scopo di abbassare l’umidità.

Altro problema che potrebbe insorgere sono le malattie come i parassiti che possono portare alla morte della pianta.

Tra le principali malattie ricordiamo quelle causate da Maculatura batterica, Xantomonas, crittogame quali Marciume del colletto e radicale, insetti quali Carpocapsa e Rodilegno; nematodi, funghi Armillaria.

Per il frutto esiste il problema dell baco delle noci Cydia pomonella.

Guadagni e prospettive per l’azienda agricola

Il rinnovato interesse per la frutta secca e l’aumento dei consumi, fa sì che la coltivazione di noci sia una coltura particolarmente interessante per l’imprenditore agricolo.

Alcune ricerche hanno evidenziato che, visti i costi e le cure di cui ha bisogno, è necessario un investimento di almeno 6-8 ettari.

Per creare un impianto medio servono 12.700 euro all’ettaro per 240 piante ad ettaro, costo a cui vanno aggiunti 15 mila euro/ettaro per coltivare le piante non produttive fino al 5° anno.

A partire da 6° anno e fino al 25° anno (termine ipotetico di fine carriera) i costi di produzione sono 9.106 euro/ettaro.

Dal 6º, il ricavato è stimato in 10.500 euro all’ettaro e di 14 mila euro all’ettaro dal 7° anno al 25° anno: ipotizzando un prezzo di vendita di 3,50 euro al chilo e una produzione di 40 quintali/ettaro ci sarà un utile superiore ai 4 mila euro all’ettaro garantendo la fine dell’ammortamento già all’undicesimo anno di attività.

Questo ovviamente può migliorare con la vendita diretta e con un’attenta pianificazione dove alcuni esemplari vengono poi venduti per lo sfruttamento del legname e prontamente sostituiti da esemplari più giovani.

Coltivazione noci: considerazioni finali

In questi ultimi anni le noci hanno visto un aumento vertiginoso della richiesta, che però è stata soddisfatta dalle noci provenienti dall’estero.

L’offerta italiana ad oggi è stata insufficiente per coprire le richieste: per questo motivo le prospettive di crescita sono interessanti.

Tuttavia, per affrontare la concorrenza dell’estero, bisogna investire su marketing ed educazione del cliente verso un consumo di noci italiane dalla provenienza certa.

Un altro sviluppo deriva certamente dalla lavorazione del frutto quale preparazione di salse e liquore nocino che immediatamente incrementa la redditività.

All’interno di una prospettiva di crescita, l’azienda agricola deve investire in comunicazione e branding, i tempi del coltivatore nascosto tra i campi sono finiti, oggi l’imprenditore agricolo è una figura imprenditoriale moderna capace di spaziare tra i vari ambiti del settore.

Ecco perché consiglio a tutti di leggere la mia guida Azienda Agricola 2.0 che trovi qui di fianco dove spiego quali passi deve un imprenditore agricolo per avere successo imprenditoriale.

 

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