Cosa fare per aprire una partita Iva agricola

Un imprenditore agricolo in possesso di una partita Iva può aprire unazienda agricola ed esercitare varie attività riguardanti la coltivazione, la selvicoltura, l’allevamento, e quelle in qualche modo correlate alle pratiche agricole.

Le imprese agricole possono anche essere composte in forma di società di persone, di cooperative, di capitali, ecc. L’imprenditore agricolo può operare sia in collaborazione con altri soci, e sia con un’azienda agricola di cui è l’unico titolare.

Che cosa bisogna fare per aprire una partita Iva agricola, che consente di avviare un’impresa agricola? E quali sono i vantaggi e i costi di una impresa agricola? Per avere le risposte a tali domande, invitiamo a proseguire nella lettura del presente articolo.

Come si apre una partita Iva agricola?

cosa fare per aprire una partita iva agricolaUna persona intenzionata ad aprire una partita Iva avviare un’azienda agricola deve recarsi alla Coldiretti, cioè l’associazione dei Coltivatori Diretti.

In particolare, deve raggiungere la sede competente al proprio luogo di residenza, presentarsi con alcuni documenti di riconoscimento, e compilare uno o più moduli in base al tipo di impresa che vuole avviare.

Per poter dare il via all’attività dell’azienda, non è necessario che possegga una fattoria o un terreno, dal momento che può anche prenderli in affitto o in comodato (prestito gratuito per un determinato periodo di tempo).

Se però l’aspirante imprenditore agricolo possiede un terreno, è tenuto ad allegare alla richiesta della partita Iva anche una visura e il titolo di possesso di tale proprietà.

I vantaggi di un’impresa agricola

Avere un’impresa riconosciuta come agricola consente di sfruttare dei regimi fiscali molto favorevoli. Tra questi rientra il regime di esonero, ed è riservato alle aziende con un fatturato massimo di 7000 euro annui.

In tale regime non c’è l’obbligo di emettere fattura, e nemmeno di presentare la dichiarazione dei redditi.

C’è anche il così detto regime speciale, riservato alle aziende che si occupano di cessione dei prodotti agricoli stabiliti dalla legge ed elencati nel testo unico dell’Iva.

In questo caso, le imprese agricole non sono tenute a calcolare l’IVA sugli acquisti effettuati, ma possono detrarla tramite delle percentuali di compensazione. Tali percentuali vengono stabilite dall’ammontate delle vendite effettuate, e fanno riferimento ad un apposito decreto legge. Nel settore agricolo, le aliquote di compensazione variano in base al tipo di prodotto, e possono essere di tre percentuali diverse: del 4%, del 10% o del 22%.

Se un’azienda non rientra in uno dei due regimi appena menzionati, può appartenere al regime semplificato o a quello ordinario.

I costi di un’impresa agricola

In relazione ai costi di un’impresa agricola, vale la pena sottolineare che sono tra i più bassi, sia dal punto di vista delle spese di gestione che delle imposte.

Quando si avvia l’azienda agricola, occorre pagare solo il diritto camerale, che ha un ammontare inferiore ai 100 euro. Inoltre, il contributo minimo da versare all’Inps è di circa 1500 euro, mentre altri tipi di imprese devono pagare circa il doppio.

Le tasse obbligatorie per chi possiede una partita Iva agricola variano a seconda del regime fiscale in cui l’azienda agricola rientra. Tuttavia, in genere sono più basse rispetto a quelle versate da altre tipologie di imprese.

Anche perché, ad esempio, l’Irpef non viene calcolata sulla base del reddito effettivo, ma in relazione alla rendita catastale (il valore attribuito, per fini fiscali, ad una proprietà in grado di generare reddito).

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