Quanto guadagna un coltivatore diretto ogni anno in Italia

Il coltivatore diretto è un piccolo imprenditore agricolo. Possiede una partita IVA e un’azienda agricola, che gestisce da solo oppure con la sua famiglia, e a volte anche con alcuni dipendenti.

Si tratta di un lavoratore autonomo, che è impegnato nella coltivazione diretta di un terreno agricolo. In aggiunta, o in alternativa a questo, può dedicarsi all’allevamento degli animali o alla selvicoltura (cura e gestione del bosco, e ottenimento di prodotti dal bosco). In più, può anche svolgere mansioni connesse all’agricoltura.

Si differenzia dall’imprenditore agricolo professionale per determinate caratteristiche, ma come quest’ultimo può ottenere guadagni o perdite piuttosto variabili.

Quella del coltivatore diretto è una qualifica professionale

guadagno coltivatore direttoUn titolare di un’azienda agricola che vuole ottenere la qualifica di coltivatore diretto, così da appartenere anche al relativo regime previdenziale INPS, deve rispettare determinati requisiti:

  • Contribuire, di persona e/o con la sua famiglia, al fabbisogno lavorativo della sua azienda per almeno 1/3.
  • Lavorare di persona e/o con la sua famiglia nell’azienda agricola per un numero di giornate non inferiori a 104.
  • L’attività lavorativa nella sua azienda agricola deve risultare abituale e prevalente: deve occupargli la maggior parte del tempo lavorativo, e rappresentare la sua principale fonte di reddito da lavoro.

Pertanto, in relazione all’ultimo punto, se il titolare dell’azienda agricola esercita più attività lavorative, quella nella sua azienda agricola deve per forza essere prevalente in termini di tempo e guadagno, se desidera appunto essere riconosciuto piccolo imprenditore agricolo.

Rispetto all’IAP (imprenditore agricolo professionale) il piccolo imprenditore agricolo ha un unico ma importante vantaggio: il diritto di prelazione sul terreno che utilizza in affitto.

Un imprenditore agricolo può infatti lavorare su delle proprietà sue, oppure prese in affitto, o anche in comodato (cioè a titolo gratuito per un certo periodo di tempo).

Ebbene: se il coltivatore diretto rispetta determinati requisiti, ha il diritto rispetto a qualsiasi altro soggetto di comprare il terreno che sta già usando, qualora fosse messo in vendita e non risultasse oggetto di: donazione, permuta, vendita forzata, liquidazione coatta, o di fallimento ed espropriazione per la pubblica utilità.

I requisiti che gli possono dare tale diritto sono i seguenti:

  • Deve risultare utilizzatore del terreno in affitto da almeno 2 anni.
  • Nel caso abbia già altre proprietà, il terreno che desidera comprare non deve risultare superiore al triplo della capacità lavorativa sua e della propria famiglia.

Il guadagno di un coltivatore diretto

Il coltivatore diretto, tramite la sua azienda può ottenere dei guadagni ma anche delle perdite.

Non si può in alcun modo rispondere in modo secco alla domanda su quanto possa guadagnare periodicamente questa figura professionale, perché le variabili in gioco sono davvero troppe. Inoltre, la vastità della definizione di attività agricole complica ulteriormente le cose.

Tuttavia, vale la pena porre in evidenza che solitamente le aziende agricole che ottengono i risultati migliori in termini di utili: non dipendono dalla grande distribuzione (vendono anche direttamente al consumatore finale), possiedono dei prodotti di nicchia di qualità, si associano formando un cartello comune per essere più forti insieme, e per fare concorrenza ai propri competitor non usano prezzi al ribasso.

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