Pensionati in Spagna: pro e contro del trasferimento da pensionati all’estero

Sempre più italiani pensionati sono alla ricerca di nazioni dove il clima e il costo della vita sono migliori. Tra i vari destini, la Spagna rimane una delle favorite. Buona lettura!!!

Secondo il “Retirement Global Index” (l’indice dei paesi migliori per il pensionamento), la Spagna è una delle occasioni preferibili in Europa, per i pensionati italiani che vogliano cambiare Paese e vivere in modo più rilassato, con una tassazione meno gravosa.

Grazie all’attuale recessione, in molte parti della Spagna sono crollati i prezzi degli immobili: su gran parte della costa mediterranea spagnola, infatti, è possibile acquistare un appartamento anche per meno di € 60.000!

Qualora si volesse prendere un appartamento in locazione a lungo termine, si parte da circa € 450 mensili in Alicante, e da circa € 700 mensili a Málaga.

Già in epoca pre-crisi, la Spagna era uno dei paesi meno costosi dell’Europa occidentale, ed oggi lo è ancor di più.

Conviene trasferirsi da pensionati in Spagna

La spesa quotidiana, ad esempio, soprattutto nelle aree dal clima caldo, è davvero bassa: le bollette mensili possono scendere complessivamente a meno di € 100, mentre la spesa per il cibo, con un regime alimentare basato sulla dieta mediterranea (verdure, pasta, olio, etc.), sarà davvero contenuta, tenuto conto che, in Spagna, è ancora possibile fare shopping nei ben forniti mercati tradizionali.

In genere, nei periodi estivi, frutta e verdura costano tra € 1 ed € 0.59 al chilo; e si spendono circa € 4 per una buona bottiglia di vino o per un litro di buon olio d’oliva, entrambi di produzione locale.

La carne è un po’ più costosa che in Italia, ma la spesa vale decisamente l’impresa: lì, potrai degustare un ottimo maialino arrosto o delle squisite costolette di agnello alla griglia!

Quanto ai trasporti, non importa dove vivi in Spagna, avrai sempre facile accesso al resto del Paese ed al resto d’Europa: coi treni ad alta velocità, potrai viaggiare da un capo all’altro della Spagna in circa sette ore.

Anche i prezzi di un biglietto dell’autobus sono estremamente convenienti.

Madrid, Barcellona ed altre metropoli sono facilmente raggiungibili da parecchi aeroporti italiani.

È facile ed economico rimanere in contatto con chi è rimasto a casa: l’agguerrita concorrenza tra gli operatori di telefonia ha portato i prezzi ad un minimo storico, con un grande vantaggio per gli utenti: sappiamo di persone che pagano meno di € 50 al mese per un telefono cellulare, o una TV via cavo, o per l’accesso ad Internet wifi.

Nessuna preoccupazione, se ci si ammala lì: la Spagna ha nazionalizzato la sanità pubblica, che è già di buon livello; se vorrai utilizzare la sanità privata, le strutture sono eccellenti.

Gli ospedali abbondano anche nella Spagna rurale/marittima: non si è mai distanti più di poche ore da un buon ospedale.

Ma l’aspetto più accattivante della Spagna riguarda sicuramente la popolazione e lo stile di vita: caldi e coinvolgenti, gli spagnoli amano godersi la vita, e mettono in primo piano amici e parenti.

Nelle lunghe sere d’estate, quando il sole non tramonta fino alle 22, potrai sederti in un caffè all’aperto con gli amici, fino alle ore piccole; o fare un bagno nelle calde acque del Mediterraneo, o un’escursione sulle verdi colline del nord della Spagna, o esplorare i castelli ristrutturati e quelli in rovina.

Trovare mete come la Spagna, in Europa, sarà praticamente impossibile!

Andare a vivere in pensione Spagna

pensionati in spagnaPer i pensionati italiani, la terra iberica offre moltissime opportunità: un basso costo della vita, un’elevata qualità dei servizi, un clima mite e temperato, la facilità dei trasporti, una sanità efficiente e ormai nazionalizzata, i prezzi e la qualità del cibo, sono solo alcune delle ragioni per cui, chi sceglie di passare gli anni della pensione all’estero, lo fa in Spagna.
Ad incidere su questa decisione c’è anche la vicinanza con l’Italia.

Ma, soprattutto, c’è la possibilità di risparmiare sulla tassazione. Lì, infatti, gli over 65 possono percepire la propria pensione, senza dover subire la doppia imposizione fiscale, italiana e spagnola.

In effetti, le pensioni italiane sono tra le più tassate d’Europa: i pensionati europei pagano, in media, il 30% in meno di tasse rispetto ai nostri; per una pensione di € 1.500, il prelievo fiscale da noi è pari al 20,73%, mentre in Spagna è solo del 9,5%.

Ad ogni modo, grazie alle numerose convenzioni internazionali che il nostro Governo ha stretto in tal senso, in Spagna l’Inps verserà al pensionato – ivi trasferito – la pensione lorda, che sarà poi assoggettata al fisco spagnolo, molto meno gravoso del nostro.

Ma la procedura di detassazione non è automatica, e va richiesta all’Istituto, non appena terminato l’iter per ottenere la nuova residenza in terra Iberica: ciò consente di evitare di pagare le tasse per quei servizi di cui i pensionati trasferiti in Spagna non usufruiranno.

Assistenza sanitaria: è garantita anche in Spagna, Paese che ha inoltre nazionalizzato la sanità pubblica, già di buon livello.

Qualora si volesse utilizzare la sanità privata, le strutture sanitarie spagnole sono eccellenti.

I pensionati, che hanno deciso di trasferirsi in Spagna in modo permanente, per poter usufruire dei servizi sanitari (per sé stessi e per le persone a loro carico), devono essere in possesso del modello S1, chiamato “documento portabile”, che sostituisce il vecchio modello E121.

Differenze tra i pensionati INPS e quelli ex-INPDAP

Non tutti i pensionati italiani, però, hanno gli stessi vantaggi. È necessario infatti distinguere tra le pensioni pubbliche (erogate dallo Stato, da una suddivisione politica, amministrativa o da un ente locale, ossia le pensioni ex-INPDAP), e le pensioni private (pagate da enti, istituti od organismi previdenziali preposti all’erogazione del trattamento pensionistico, come l’INPS).

I pensionati ex-INPDAP pagano tutte le imposte relative alla pensione in Italia, comprese le addizionali regionali e comunali; mentre, a quelli che godono di pensioni private, la normativa comunitaria non consente il trasferimento all’estero delle prestazioni speciali a carattere non contributivo, quali gli assegni sociali, le pensioni, gli assegni e le indennità per gli invalidi civili, che restano a carico esclusivo del Paese di residenza.

Pertanto, col trasferimento della residenza in Spagna, i percettori di pensioni private a carattere non contributivo perderanno il diritto di percepire questo tipo di prestazioni.

Insomma, è necessario accertare quale quota della tua pensione sia contributiva, e quale non lo sia.

Dove vivere in Spagna da pensionati

Dopo anni passati in ufficio, il pensionato italiano cercherà una situazione serena, che sia priva dello stress e dei ritmi frenetici delle grandi città.

A tal fine, in Spagna, le destinazioni ideali sono quelle con temperature miti e con un ritmo di vita tranquillo. Perciò, tra le mete preferite dai nostri over 65 ci sono le isole Canarie, che attualmente ospitano oltre 20.000 nostri concittadini.

Grazie al regime fiscale ivi presente, accordato con Regio Decreto alla «Zona Especial Canaria», lì un pensionato con un assegno di € 1.000 mensili ne percepirà 1.140, mentre con una pensione pari ad € 1.500/1.600 (pari ad € 1.100 in Italia) una coppia potrà permettersi una vita più che dignitosa, considerato anche che alle Canarie, al di sotto di € 22.000 annui, non si pagano tasse.

L’imposta sul reddito è calcolata sulla base di scaglioni che vanno dal 12% al 22,58%.

C’è, poi, una serie di agevolazioni, che abbattono ulteriormente gli oneri del contribuente: sono previsti bonus, per chi ha figli o coniuge a carico, nonché importanti sconti per chi vuole aprire un’impresa, mentre l’aliquota Iva è sostituita dall’IGIC del 7%.

In più, per chi prende un appartamento in locazione, sono previsti sgravi, che aumentano per chi abbia superato i 65 anni.

In generale, i pensionati preferiscono il sud della Spagna, con ritmi più lenti ed un clima mite anche in inverno. A Malaga o Alicante, ad esempio, ci sono comunità italiane abbastanza numerose.

Barcellona e Madrid attirano più i giovani in cerca di lavoro, che non i pensionati; questi ultimi potranno preferire località come Torrevieja, una cittadina di oltre 120.000 abitanti, a sud di Valencia, con una temperatura media relativamente alta anche in inverno, un basso costo della vita ed una tassazione meno gravosa rispetto a quella italiana.

Tassazione dei pensionati italiani in Spagna

Per poter trasferire la propria residenza in Spagna, il pensionato italiano dovrà risiedere lì per almeno 183 giorni (184 per gli anni bisestili), col vantaggio di recuperare anche oltre il 30% dell’assegno previdenziale lordo, e di poter aumentare anche del 50% il proprio poter d’acquisto, per il basso costo della vita in Terra Iberica.

Quando si parla di lavoro e di tasse, tutto dipende dalla propria residenza fiscale.

Se hai la residenza fiscale in Italia, dovrai pagare le tasse in Italia od, in alcuni casi, in entrambi i Paesi. Se ce l’hai all’estero, dovrai pagarle solo lì dove ti trovi.

A tale proposito, sono considerati residenti in Italia, salva prova contraria, anche i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente, ed emigrati in Stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato, individuati con decreto del Ministro delle Finanze del 4.5.1999.

L’A.I.R.E. è l’Anagrafe dei Cittadini Italiani Residenti all’Estero.

L’iscrizione all’A.I.R.E., che è gratuita ed è obbligatoria per i cittadini italiani che risiedano all’estero per un periodo superiore ad un anno, può dare molti vantaggi.

Il pensionato che trasferisce la residenza in Spagna (o in uno degli altri Paesi convenzionati con l’Italia), per poter evitare la doppia imposizione fiscale, dovrà appunto registrarsi all’A.I.R.E., in modo da poter percepire una pensione lorda, che sarà ovviamente assoggettata all’Erario Spagnolo – meno gravoso rispetto a quello italiano.

A tale proposito, vige la Convenzione sancita con la L. n. 663/1980, reperibile qui:
http://www.finanze.gov.it/export/sites/finanze/it/.content/Documenti/Varie/SPAGNA_1977-Testo_G.U._ita.pdf

che disciplina il trattamento fiscale applicabile alle pensioni di natura privata ed a quelle pubbliche.

Per i titolari di pensioni private, o residenti in Paesi che hanno introdotto la Convenzione internazionale contro la doppia imposizione, è necessario richiedere espressamente, per l’anno in corso, l’applicazione dell’art. 18 della Legge n. 663/80.

La corretta applicazione include la dichiarazione di residenza fiscale all’estero, rilasciata dalle competenti autorità fiscali estere.

È necessario, quindi, scaricare dal sito dell’Agenzia delle Entrate i documenti che riguardano la Dichiarazione dei Redditi dei Residenti all’Estero, che spiegano quali siano le caratteristiche che un “non residente” deve soddisfare, al fine di poter usufruire di queste agevolazioni.

Successivamente, si dovrà compilare la “Domanda di Esenzione dall’Imposizione Italiana sulle Pensioni”.

A tale scopo, viene utilizzato il modello EP-I, un modello bilingue accettato dalla maggior parte dei Paesi Europei, che si trova di solito nella sezione “Moduli” delle convenzioni internazionali, sul sito dell’Inps.

Il modulo va presentato alla propria sede Inps – provinciale o territoriale – che si occupa del pagamento della pensione: questa provvede a trasferire la nostra pensione all’Ufficio Pensioni Estero di competenza.

Dopo che la struttura territoriale competente avrà accettato la richiesta, l’Istituto erogherà la pensione al lordo delle ritenute fiscali, e tale reddito sarà assoggettato ad imposizione nel Paese di residenza estera.

L’importo della pensione verrà pagato solo in accredito sul conto corrente nel proprio Paese, o mediante accredito sul conto corrente, o tramite delega.

Per ottenere ulteriori informazioni sui pensionati residenti in Spagna, si può contattare il numero verde per la Spagna: 900 993 926.

Per poter procedere all’iscrizione all’A.I.R.E., occorre andare direttamente al Consolato Italiano all’estero ma, prima di andarci, conviene scaricare il modello che si trova cliccando qui: compilalo prima in ogni sua parte, e poi vai a consegnarlo.

In tal modo, eviterai di doverci tornare due volte, perché la preparazione del modulo richiederà un po’ di tempo.

Recati poi al Consolato, con tutta la documentazione da allegare al modello, ivi compresa la tua carta di identità.

Successivamente, lo stesso Consolato invierà il tutto al Comune di residenza da cui provieni.

In alternativa, prima di partire, puoi recarti presso il Comune italiano in cui risiedi, e presentare lì la dichiarazione di trasferimento.

Se ti stai trasferendo con tutta la famiglia, dovrai richiedere il trasferimento per tutti i suoi componenti. In ogni caso, presentando la richiesta al Comune, entro 90 giorni dall’arrivo all’estero dovrai comunque recarti presso il Consolato, per fare la dichiarazione di espatrio.

Una volta ottenuta l’iscrizione all’A.I.R.E, verrai cancellato dall’anagrafe del Comune italiano di provenienza (A.P.R.), ed iscritto nell’elenco dell’anagrafe dei residenti all’estero.

Al contrario, se non trasferirai la tua residenza all’estero, dovrai pagare le tasse in Italia o, almeno, anche in Italia.

A questo punto, occorre distinguere tra la “residenza” e la “residenza fiscale”.

Per potersi considerare fiscalmente residente all’estero (e, dunque, pagare le tasse all’estero), occorre risiedere all’estero per la maggior parte del periodo di imposta, ossia per almeno 183 giorni nell’arco di un anno (o 184 per gli anni bisestili), e quindi non avere né l’anagrafe, né il domicilio, né la residenza in un comune italiano.

Se manca una sola di queste condizioni, sarai considerato residente in Italia.

Infatti, la residenza fiscale è la residenza, il luogo (il Paese) in cui si trova la sede principale del tuo lavoro, nonché la tua abitazione ordinaria.

Un problema, che tanti hanno dovuto affrontare, è stato quello di dover dimostrare che la loro residenza all’estero non fosse “fittizia”.

Per questo motivo, quando pensi di dover pagare le tasse solo all’estero, è importante ricordarti delle eventuali proprietà che possiedi in Italia, e poter dimostrare che la tua residenza fiscale all’estero sia effettiva.

Se i tuoi figli sono iscritti ad una scuola nel Paese estero in cui vivi, nessuno potrà mai pensare che la tua residenza all’estero sia fittizia.

Se, invece, tu lavori all’estero, ma tutta la tua famiglia vive e lavora in Italia, hai dei beni o una macchina che circola regolarmente in Italia, è difficile dimostrare che la tua vita principale sia altrove.

Se hai la residenza all’estero, o un contratto di lavoro con una ditta estera, o una Partita IVA estera, o un conto corrente estero su cui ti versano lo stipendio, allora non dovrai pagare le tasse in Italia, salve quelle relative ai redditi prodotti in territorio nazionale.

Quanto alla “doppia tassazione”, essa si riferisce ai redditi che vengono tassati sia in Italia che all’estero. Le tasse vanno pagate in parte in un Paese, ed il rimanente nell’altro Paese; vi sono degli accordi, tra molti Paesi, che chiariscono la questione.

In sintesi:

Si pagano le tasse nel Paese in cui risiedi e lavori in modo prevalente; quindi, anche se vivi all’estero, ma lavori per una ditta italiana, o se hai una società o svolgi lavoro autonomo in Italia, devi pagare le tasse in Italia;

Per la doppia tassazione puoi invece fare la dichiarazione dei redditi nello Stato estero di residenza, dichiarando le tasse pagate in Italia, e pagando le eventuali differenze;

In Italia dovrai pagare solo le tasse per i redditi prodotti in Italia, e per i beni che possiedi in Italia.

Online, è disponibile una guida fiscale per i non residenti, pubblicata sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

In linea generale, i residenti all’estero, che abbiano redditi prodotti in Italia, devono dichiararli all’amministrazione finanziaria, secondo la normativa fiscale vigente.

Informazioni fiscali

Per presentare la dichiarazione al fisco in Italia, i residenti all’estero devono utilizzare il Modello UNICO. Secondo l’articolo 14 della Legge n. 212/2000 (Statuto del contribuente), il contribuente residente all’estero accede alle informazioni fiscali tramite:

  • sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze e dell’Agenzia delle Entrate;
  • sportelli self-service presso alcuni consolati (Bruxelles, Toronto, Parigi, Francoforte, New York, Buenos Aires);
  • le pubblicazioni, le guide e le istruzioni disponibili sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

Tassazione delle pensioni dei non residenti

In generale, le pensioni erogate dagli Enti Italiani, o da organizzazioni stabilmente operanti nel nostro Stato, in favore dei non residenti in Italia, sono tassate in Italia.

Anche i non residenti in Italia sono obbligati a pagare le addizionali regionali e comunali IRPEF se, nell’anno di riferimento, risultasse dovuta l’IRPEF, una volta sottratte le detrazioni e i crediti d’imposta spettanti per i redditi prodotti all’estero che abbiano subito la ritenuta d’imposta a titolo definitivo.

Tra l’Italia ed alcuni Paesi, sono in vigore Convenzioni contro le doppie imposizioni fiscali sul reddito, in base alle quali ciascuno Stato contraente individua i propri residenti fiscali.

Il pensionato, che risieda in Spagna, se in possesso dei requisiti prescritti dalla normativa vigente, può chiedere all’INPS l’applicazione della normativa prevista dalla summenzionata Convenzione, per poter ottenere, ad esempio, la detassazione della pensione italiana (in quanto tale reddito verrà assoggettato al regime fiscale Spagnolo) o l’applicazione di un trattamento fiscale più favorevole (ad es., una tassazione solo in caso di superamento di determinate soglie di esenzione, e l’applicazione di aliquote differenti da quelle previste dalla legislazione fiscale italiana).

Vi è un apposito modulo, disponibile nel sito INPS, nella sezione modulistica: il CI534-EP-I4, che dev’essere inviato all’INPS, e che deve necessariamente contenere l’attestazione della residenza fiscale estera da parte dell’Autorità straniera competente, nonché gli altri documenti eventualmente necessari a dimostrare il possesso dei requisiti prescritti dalla Convenzione.

Addizionali regionali e comunali

Le aliquote delle addizionali regionali, comunali e degli enti locali, sono determinate in base al domicilio fiscale del contribuente, ex art. 58, comma II, del D.P.R. n.600/73, che prevede che i non residenti abbiano il domicilio fiscale nel comune in cui si è prodotto il reddito.

Per le pensioni corrisposte ai non residenti, il luogo di produzione è individuato in conformità a quanto stabilito dall’art. 23, comma II, lett. a) del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi), in base al luogo in cui è ubicata la sede legale dell’Istituto previdenziale erogante (Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate del 21 settembre 2007, n. 261).

In linea generale, i residenti all’estero, che abbiano redditi prodotti in Italia, devono dichiararli all’amministrazione finanziaria, secondo la normativa fiscale vigente.

Certificazione Unica

Il D.Lgs. n. 175/2014 introduce, in sostituzione del CUD, la nuova Certificazione Unica, che include, oltre ai redditi di lavoro dipendente (ed a quelli ad esso assimilati) e di pensione, anche quelli di lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi.

Il modello di Certificazione Unica dei redditi è necessario per la presentazione della dichiarazione dei redditi all’amministrazione finanziaria.

Gli utenti in possesso di PIN, anche ordinario, possono scaricare e stampare la Certificazione Unica pubblicata online sul sito dell’INPS. Per pensioni totalmente o parzialmente esentate da imposizione in Italia, in applicazione di una Convenzione internazionale contro le doppie imposizioni fiscali, l’importo del reddito esentato è indicato nelle annotazioni della Certificazione Unica.

Se il reddito è totalmente esentato, l’importo dell’intero imponibile lordo è indicato fra parentesi nelle annotazioni con codice BW, preceduto dalla seguente dicitura: “redditi esentati da imposizione in Italia in quanto il percipiente risiede in uno Stato estero: importo del reddito esente percepito”.

Pensionati in Spagna: considerazioni finali

Volendo riassumere i caratteri della presente trattazione, comprensivi dei vantaggi e degli svantaggi di un trasferimento in Spagna, nonché delle condizioni necessarie a detto trasferimento, possiamo dire che:

  • La Spagna è uno dei Paesi che prevedono una Convenzione con l’Italia, il cui effetto è quello di evitare il fenomeno della “doppia tassazione” sulle pensioni.
  • La pensione lorda sarà sottoposta al solo regime fiscale spagnolo, che è molto meno gravoso di quello italiano.
  • Una volta ottenuta la residenza fiscale in Spagna, occorrerà avanzare apposita richiesta all’Inps, per la detassazione.
  • Possono ottenere la pensione all’estero, evitando la doppia imposizione fiscale, i soli pensionati Inps, con esclusione di quelli ex Inpdap.
  • Le pensioni non contributive, di natura assistenziale, non sono esportabili.
  • Le mete preferite sono le isole Canarie, in cui il clima è mite e i ritmi di vita sono rilassati.
  • Il costo della vita in Spagna è inferiore a quello italiano, e l’assistenza sanitaria è garantita.
Pensionati in Spagna: pro e contro del trasferimento da pensionati all’estero
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